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domenica 25 febbraio 2018

Come funziona il mondo? O ti fai Sfruttare… o non Mangi!

La schiavitù non è stata abolita, è stata solo ridotta ad 8 (o anche più e non pagate) ore al giorno!

Miliardi di esseri umani che si alzano al mattino senza averne alcuna voglia, forzando membra e psiche, ammalandosi di stress ed esaurimenti nervosi, per andare a fare un lavoro del cavolo che li renderà ancora più malati, debilitati nel cervello e nel fisico, e che arricchirà soltanto quel qualcuno che da questo ricatto (o ti fai sfruttare o non mangi), spacciato per diritto, ne ricava ogni privilegio.
In democrazia, quel qualcuno privilegiato viene pure scelto dagli schiavi. Ma cosa vuole di più il capitalismo? Ve lo dico io cosa vuole di più: uno stato sempre più efficiente, con il servo sempre più deficiente! E ci riesce!
La schiavitù è una particolare forma di sfruttamento. Nelle società pre-moderne il padrone si appropriava non solo del lavoro dello schiavo, ma della sua stessa vita, di cui poteva disporre arbitrariamente, anche al di fuori della sfera produttiva. La condizione servile definisce l’intera vita e l’identità dello schiavo, che deve obbedienza al padrone, non solo durante le attività lavorative, ma nel corso della sua intera esistenza, a meno che non si affranchi e abbandoni il suo stato di schiavo.
Libri e varie...
I GIGANTI DEL LAVORO SOCIALE
Grandi donne (e grandi uomini) nella storia del Welfare 1526-1939
di Bruno Bortoli

"Siamo come nani sulle spalle dei giganti, sì che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non per l'acutezza della nostra vista, ma perché sostenuti e portati in alto dalla statura dei giganti" diceva il filosofo Bernardo di Chartres nel lontano 1150. È da questa famosa citazione, ripresa poi da Newton, che trae spunto l'idea guida di questo libro di Bruno Bortoli, uno dei massimi esperti italiani nella storia del lavoro sociale.
E proprio ai "giganti" del social work, alle figure cardine del lavoro sociale professionale, dalle origini anglosassoni al primo Novecento italiano, è dedicata l'accurata e rigorosa ricostruzione storica che permea le pagine di questo volume.
La nuova edizione, integrata e aggiornata con recenti contributi, presenta le biografie di oltre settanta "maestri" di questo settore. Ne emerge un universo di esperienze, sperimentazioni, idee e "vissuti" ancora poco noti: si evidenzia il grande ruolo avuto dalle donne nell'evoluzione del lavoro sociale, si scorgono l'etica, la scientificità e le relazionalità che hanno accompagnato lo sviluppo delle professionalità sociali.
Per scoprire che forse quelle esperienze non sono preistoria, ma hanno molto da dire a chi oggi lavora nel campo dei servizi di welfare ed è impegnato a misurarsi con la rapida accelerazione delle emergenze sociali.
Una preziosa fonte di informazioni per operatori, studiosi di servizio sociale e di sociologia. Una lettura appassionante anche per i non addetti ai lavori....
PICCOLA GUIDA AL CONSUMO CRITICO
Acquisti responsabili e stili di vita etici 2.0 - Con 10 infografiche

Una piccola guida per passare dal dire al comprare.
Perché le nostre scelte quotidiane possono cambiare il mondo. Questo libro non solo raccoglie, seleziona e illustra in modo chiaro le prassi quotidiane di consumo critico - dal cibo ai vestiti, dai cosmetici ai prodotti per l'igiene di casa - ma spiega come adottare "stili di vita" responsabili. Una mappatura sintetica ed esaustiva, a partire dai criteri per stilare la nostra "lista della spesa". Scegliere prodotti rispettosi dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori è semplice: i Gruppi d'acquisto solidali, le botteghe del commercio equo e solidale, i nuovi mercati contadini ma anche il web sono i luoghi reali o virtuali dove è possibile fare acquisti, con una stretta di mano o utilizzando le più recenti tecnologie.
Una guida "biologica, a filiera corta e KmO", che - oltre alla spesa quotidiana - spiega come aprire un conto in una banca "etica", mantenere un'impronta ecologica leggera, usare energie da fonti rinnovabili e una mobilità a bassa COz. viaggiare in punta di piedi con il turismo responsabile. Tutte le informazioni sulle "reti di economia solidale" per chi vuole impegnarsi in prima persona.
Il libro è completato da 10 infografiche, che permettono al lettore di cogliere in un solo sguardo le principali prassi di consumo consapevole, dal funzionamento dei Gas alla finanza etica.
Quali sono i criteri per fare la nostra lista della spesa?
Il consumo critico prende in considerazione - prima ancora del prezzo e della qualità - gli effetti sociali e ambientali dell'intero ciclo di vita di un "prodotto".
Il "consumatore critico" orienta infatti i propri acquisti dei prodotti in base a criteri che tengono conto di numerosi fattori: tra questi possiamo citare le materie prime utilizzate, il processo produttivo, il trattamento dei lavoratori e le caratteristiche dell'azienda che le produce, le modalità di trasporto e - last but not least - quelle dello smaltimento. Ogni bene o servizio ha infatti un'Impronta" sociale e ambientale. Il "consumo critico" comprende in sintesi prodotti capaci di futuro, perché durevoli e sostenibili.
(...) Questa è la nostra griglia per passare dal dire al comprare"....
ATLANTE DI UN'ALTRA ECONOMIA
Politiche e pratiche del cambiamento
di Virginia Cobelli, Grazia Naletto

Quale economia dopo il liberismo? Come si possono ridurre le diseguaglianze, riaffermare i diritti sociali e il welfare, tutelare il lavoro, cercare alternative sostenibili nella produzione e nei consumi? Alcune strade di cambiamento sono già indicate da nuove politiche - sulla spesa pubblica, il fisco, i vincoli per le imprese, i salari e i redditi dei lavoratori e precari - e percorse da esperienze concrete - nell'economia solidale, nel commercio equo, nella finanza etica. Questo libro presenta una mappa di queste pratiche e politiche alternative in Italia ma con uno sguardo rivolto anche al resto del mondo....
SCHIAVI DI UN DIO MINORE
Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro di oggi
di Loredana Lipperini, Giovanni Arduino

Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l'editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D'altra parte si sa, l'abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria. 
Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c'è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l'ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori. 
E dove manca il padrone, c'è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. 
Nella trionfante narrazione dell'oggi, tutta sharing economy, start up e "siate affamati, siate folli", non c'è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere....
LA FINE DELLA SOVRANITà  - LIBRO
Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli
di Alain De Benoist

Una vera e propria dittatura del denaro sta pian piano assumendo il controllo,
 togliendo ai Popoli la loro sovranità.
La crisi attuale è caratterizzata dalla completa estraneità della finanza di mercato rispetto all'economia reale, dato che ha causato un indebitamento generalizzato, che ha ormai raggiunto livelli inediti.
La prima conseguenza "naturale" è stata affidare il potere politico ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers, le più grandi potenze finanziarie mondiali, ma inutilmente, poiché la creazione di capitale-denaro fittizio non è più in grado di risolvere il problema.
Ecco quindi che l'Unione europea estrae dal cilindro due nuove "soluzioni": il Meccanismo europeo di stabilità (MES) e il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) che equivalgono in sostanza a un totale esproprio di ciò che rimaneva della sovranità degli Stati.
I parlamenti nazionali, subalterni e complici, si vedono sottrarre il potere di decidere le entrate e le uscite dello Stato, ruolo ormai trasferito alla Commissione europea.
In questo modo l'intera Europa viene posta sotto la tutela di una nuova autorità, priva di qualsiasi legittimità democratica, che assegna il potere ai mercati finanziari rendendoli completamente liberi di imporre ai popoli il proprio volere.
Indice
Prefazione
La crisi strutturale della forma-capitale e la sovranità
Capitolo 1- La fine del mondo c'è stata, eccome!
Capitolo 2 - Mondializzazione, Demondializzazione
- La mondializzazione, lo stadio supremo dell'espansione del capitale

Capitolo 3 - Il Debito infinito
Capitolo 4 - Crisi finanziaria: a che punto siamo?
Il MES, un impegno irrevocabile
- Con la condiscendenza degli eletti socialisti
- Istituzionalizzata la delazione fra Stati
- Una rinegoziazione fantasma
- Un "colpo di Stato europeo"
- La macchina per ricattare
- La "follia" della politica di austerità

Capitolo 5 - Il mito dei Mercati Efficienti
- Una vera marcia verso la miseria
- Il punto di rottura
- L'illusorio obiettivo "deficit zero"
- L'uscita dall'euro è una soluzione?
- L'industria finanziaria alla conquista del potere
- La "economia pura" non esiste
- Le credenze liberali
- Per un protezionismo europeo

Capitolo 6 - Sfiducia ovunque, speranza da nessuna parte?
Capitolo 7 - Il "Grande Mercato Transatlantico": un'immensa minaccia
Capitolo 8 - La Mondializzazione come ideologia
Capitolo 9 - Miserere dell'Altermondialismo
Appendice
- Piccola genealogia del Patto di bilancio europeo
- La sovranità popolare violata
- Mercato comune o mercato interno?
- Banche centrali senza controllo democratico

Estratto dal Libro - L'uscita dall'euro è una soluzione?
La decisione dei dirigenti della Commissione europea e della Bce di aiutare i Paesi in difficoltà – aggiungendo però all'aiuto delle condizioni, che in realtà ne aggraveranno la situazione – consiste nello "stabilizzare il sistema pur mantenendo intatti i suoi catastrofici funzionamenti interni", come scrive Frédéric Lordon, il quale aggiunge:
"Eccoci dunque entrati in quello che potremmo chiamare un regime di austerità sub-atroce. […] 
Le popolazioni, che avevano ormai solo le speranze paradossali del peggio, cioè la prospettiva di farla finita con le loro sofferenze, grazie al crollo endogeno della costruzione europea, […] ripiomberanno in pieno nell'aggiustamento strutturale senza nemmeno il soccorso delle contraddizioni europee, temporaneamente contenute dalla Bce, e la cui divergenza costituiva il solo modo per mettere un termine alle loro prove. […]
 Per finire, la chiusura di fortuna della breccia da parte della Bce lascia l'austerità come unico orizzonte"
La crisi attuale, innanzi tutto, è una crisi del debito o una crisi dell'euro?
A nostro avviso, è in primo luogo una crisi del debito, ma è evidente che le condizioni in cui l'euro è stato creato l'hanno notevolmente aggravata, volendo ignorare le disparità economiche tra i Paesi chiamati ad applicarlo; tuttavia, nelle sue radici più profonde, essa non è stata fondamentalmente provocata dall'indebitamento pubblico, che ne è stato solo la conseguenza.
Come ha di recente fatto notare un collettivo di circa centoventi economisti, l'aggravamento dei deficit pubblici è in realtà il risultato:
"della caduta delle entrate fiscali dovuta in parte ai regali fiscali fatti ai più agiati, dell'aiuto pubblico concesso alle banche commerciali e del ricorso ai mercati finanziari per trattenere quel debito a tassi d'interesse elevati. La crisi è inoltre spiegabile con la totale assenza di regolamentazione del credito e dei flussi di capitali a spese dell'impiego, dei servizi pubblici e delle attività produttive"
Infine, come ha innumerevoli volte sottolineato Jacques Sapir, è una crisi di competitività, aggravata dagli effetti perversi dell'euro, che si è tradotta nell'aggravamento dei deficit commerciali, nella scomparsa di interi settori dell'attività industriale, nella moltiplicazione dei "piani sociali" e delle distruzioni di posti di lavoro.
Uscire dall'euro è la soluzione?
Questa è ormai l'opinione di Emmanuel Todd e, da più tempo, quella di Jacques Sapir, per il quale l'unico scopo del TSCG è quello di "rendere credibile la politica di salvataggio dell'euro".
Noi ci andremo un po' più piano.
L'uscita dall'euro permetterebbe certamente una svalutazione, che a sua volta renderebbe possibile un calo "senza dolore" dei costi salariali, ma un siffatto modo di agire ha senso solo se lo si assume in modo concertato, al fine di consentire un ritorno alle monete nazionali, che vada di pari passo con il mantenimento di una moneta comune riservata agli scambi internazionali.
Orbene, è chiaro che nessuno, oggi, desidera una simile soluzione. Tutto dimostra che i dirigenti dell'Unione europea sono anzi pronti a qualunque cosa, anche al peggio, pur di non toccare l'euro.
La stessa Grecia, che pure forse alla fine sarà costretta a uscirne, sta facendo di tutto per evitare un ritorno alla dracma. La Germania, dal canto suo, vuole impedire ai Paesi mediterranei di uscire dall'euro, perché sa che ciò le costerebbe più di quanto le farebbe guadagnare, ma logicamente non vuole neanche essere la mucca da mungere dei Paesi del Sud; per questo, è la prima a battersi a favore di un controllo rigoroso della spesa pubblica all'interno della zona euro....
LIBERISMO, LIBERTà, DEMOCRAZIA
Concorrenza e innovazione
di Pascal Salin

"Non c'è libertà senza proprietà, che e a sua volta il fondamento della responsabilità"; ma "il fondamento della proprietà risiede sempre in un atto di creazione, quindi è inseparabile dalla natura stessa dell'uomo". Le ricchezze, afferma Pascal Salin, docente universitario ed economista di fama internazionale, vengono create e non esistono al di fuori dello sforzo umano.
In questo libro, preceduto da una esauriente presentazione di Dario Antiseri, l'autore ci introduce alle dottrine liberiste tanto discusse negli anni '80 e '90....
Con la rivoluzione industriale e il capitalismo la schiavitù arcaica scompare, perché vengono meno i rapporti personali di potere, sostituiti dai rapporti economici impersonali del mercato; la schiavitù viene abolita formalmente, sostituita da una nuova forma di sfruttamento, il lavoro salariato, attraverso il quale il capitalista si appropria del lavoro dell’operaio, cui corrisponde un valore in denaro, in uno scambio che assume la forma contrattualistica. Quest’ultima sancisce la proprietà del lavoro da parte del capitalista, ma non determina la restante esistenza del lavoratore che resta formalmente libera.
Tuttavia, se nei rapporti giuridici l’appropriazione di plusvalore da parte del capitalista, è distinta dall’esistenza extra-economica del lavoratore, nel concreto essa continua a determinarla. La vita dell’operaio non è più vincolata a rapporti personali, ma dipende dai meccanismi impersonali del mercato e dall’appropriazione capitalistica. L’intera esistenza biologica e socio-culturale del lavoratore appare così votata alla produzione di merce per lo scambio.
La schiavitù, quindi, pur formalmente abolita, continua a persistere nella realtà concreta, perché il rapporto di sfruttamento, fattosi impersonale, non si limita al tempo del lavoro, ma si estende all’intera vita dello sfruttato. Il salario garantisce solo la sussistenza e la riproduzione della classe operaia, che non si dà al di fuori del processo di produzione. Lo stato servile non configura tutte le fasi e le attività dello schiavo come nelle società pre-moderne, ma l’intera esistenza del proletario viene schiacciata sulla sola funzione produttiva (anche quella riproduttiva che deve solo garantire la rigenerazione della forza lavoro).
La borghesia, invece, conserva rispetto al lato socio-economico una dimensione autonoma, elemento costitutivo dell’ideologia borghese, che si costituisce come sfera privata dell’individuo. Questa autonomia della sfera privata non riguarda, invece, l’operaio, la cui esistenza tende interamente a schiacciarsi sulla fase produttiva.
Secondo la teoria marxiana, infatti, il capitale tende ad accrescere il plusvalore allungando la giornata lavorativa, il che vuol dire, che restringe il tempo a disposizione del lavoratore al di fuori dell’orario di lavoro. Tuttavia, in particolari condizioni, può avvenire il processo inverso: ad esempio, un aumento della produttività può permettere la contrazione del tempo di lavoro del lavoratore.
Nel ‘capitalismo avanzato’, poi, l’autonomia della sfera privata viene stabilmente estesa al lavoratore, perché il tempo del lavoro individuale si riduce e i salari aumentano, in virtù dell’effetto combinato del conflitto di classe organizzato e della necessità del capitale di incrementare i consumi.
Inoltre, nel nuovo sistema, subentra un nuovo agente, ovvero lo Stato, che riveste il ruolo sia di mediazione politica tra le classi che di compensazione economica degli squilibri del mercato: lo Stato non è più mero “arbitro” ma si inserisce pienamente nel processo produttivo, sia per esigenze economiche che politiche. Da una parte, usa le finanze pubbliche per compensare i vuoti produttivi lasciati dal mercato, incrementando l’occupazione e dall’altra, regolamenta politicamente e limita lo sfruttamento del lavoro.
In queste mutate condizioni, fattori economici e politici determinano con sempre maggiore evidenza (portando al culmine un processo già cominciato in modo discontinuo attraverso le rivendicazioni sindacali) una differenziazione tra sfruttamento e schiavitù impersonale. Le tutele giuridiche e sindacali di cui gode il lavoratore nel capitalismo statalista, l’elevata produttività raggiunta e motivi socio-culturali consentono di sganciare in parte l’esistenza personale del lavoratore dal processo produttivo. In questo modo solo una porzione della vita del lavoratore viene sottoposta alle esigenze produttive, nella fase extra-produttiva, ora, egli può costituirsi una sfera privata autonoma.
In questa sfera privata si possono dispiegare gli affetti, la sessualità, l’espressione controllata delle pulsioni, la gestione del tempo libero. Ma questa sfera viene anche a costituirsi come momento del consumo, necessario all’esplicazione dell’autonomia individuale. In questo modo, la dimensione extralavorativa rientra in quella produttiva, non come tempo di lavoro, bensì come consumo.
In un certo senso, il singolo lavoratore si riappropria, in parte e in modo alienato, del tempo di lavoro che gli è stato sottratto durante la fase produttiva. Se, dunque, ciò emancipa il lavoratore da una forma schiavistica di sfruttamento, d’altro canto reinserisce nuovamente la sua intera esistenza nella catena produttiva e nei meccanismi di mercato, a cui deve ancora accedere, dopo il lavoro, come consumatore, per disporre della propria autonomia privata.
Rivisto da Conoscenzealconfine.it

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