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domenica 20 ottobre 2019

Amianto: il killer silenzioso con il quale continuiamo a convivere
Marco Cedolin
A partire dall’inizio del secolo scorso l’amianto è stato utilizzato nei più svariati ambiti d’uso, in virtù delle proprie qualità ignifughe, delle proprietà isolanti e della duttilità con cui poteva essere lavorato. Nonostante già negli anni 40 fosse noto come l’esposizione alle fibre di asbesto potesse provocare il mesotelioma pleurico (un tumore maligno particolarmente aggressivo con tasso di mortalità del 100%), altre forme di carcinomi maligni e naturalmente l’asbestosi, fin quasi alla fine del secolo l’amianto venne estratto e utilizzato in maniera sempre più smodata.  Nella coibentazione degli edifici, così come delle navi e dei treni, come materiale da costruzione nell’edilizia (il tristemente noto Eternit) per fabbricare tegole, tubazioni, pavimenti, canne fumarie, ripiani dei forni per la panificazione, nella produzione delle auto, delle tute dei Vigili del fuoco, degli assi da stiro, nella fabbricazione della plastica, dei cartoni, della corda, perfino come coadiuvante nella filtrazione del vino....
Insomma fino al 1992, anno in cui la produzione, la lavorazione e la vendita dell’amianto sono state messe fuori legge in Italia, tutti noi abbiamo vissuto immersi in una sostanza killer che praticamente era presente dappertutto, nelle nostre case, nei mezzi con i quali ci spostavamo, così come nei luoghi dove lavoravamo. Per non parlare dei lavoratori che estraevano l’asbesto dalle cave, come a Balangero, o di coloro che lo lavoravano, come i migliaia di dipendenti della Eternit di Casale Monferrato. E di tutte le persone che vivevano in prossimità delle cave o delle industrie di produzione.
Bisogna inoltre tenere conto del fatto che una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano e può pertanto venire trasportata dai venti a grande distanza, mentre risulta estremamente difficile bloccarla con dei filtri. Inoltre se è vero che un’esposizione prolungata nel tempo ad elevate quantità di fibre d’amianto (come accadeva ai lavoratori e ai loro familiari che venivano a contatto con gli indumenti) aumenta significativamente la probabilità di contrarre il mesotelioma o l’asbestosi, lo è altrettanto il fatto che non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa. Una sola fibra d’amianto, qualora inalata, potrebbe insomma essere sufficiente per innescare le patologie di cui sopra.
Abbiamo scritto che dal 1992, in virtù della legge 257 la produzione, la lavorazione e la vendita dell’amianto sono state dichiarate fuori legge in Italia, ma questo purtroppo non significa che l’amianto sia sparito dalle nostre vite e con esso il rischio di ammalarci. Intorno a noi esistono ancora vecchie case e capannoni con i tetti in Eternit esposti alle intemperie, moltissimi edifici sono ancora coibentati con l’amianto senza essere stati bonificati, così come le vecchie carrozze ferroviarie e molto altro ancora.
Secondo le stime di Cnr-Inail e dell’Osservatorio nazionale amianto, in Italia esistono ancora circa 40 milioni di tonnellate di amianto da bonificare e sono ben 96mila i siti contaminati da amianto censiti dal ministero dell’Ambiente. Ad oggi sono state censite sul territorio nazionale 370.000 strutture che hanno circa  58.000.000 di m2 di coperture in cemento amianto, ma finora solamente 6 Regioni hanno effettuato il necessario censimento, per cui le cifre reali saranno per forza di cose molto più alte.
Tra tutti i rifiuti esistenti quelli contenenti amianto sono secondi solamente ai rifiuti solidi urbani e primi in assoluto nel novero di quelli nocivi, l’85% di essi è costituito da cemento-amianto.
Proprio per questa ragione in Italia, oltre 25 anni dopo la sua messa al bando, l’amianto provoca ancora 6000 morti ogni anno, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato che nel mondo sono 125 milioni le persone esposte al rischio amianto e si calcola che l’impatto economico dell’asbesto nei Paesi della UE sia pari a 410 miliardi l’anno, lo 0,7% del suo PIL.
Questo accade poiché la legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’amianto non impone l’obbligo di dismissione di tale sostanza o dei materiali che la contengono, operazione per effettuare la quale sarebbero necessarie enormi risorse economiche.
L’amianto una volta rimosso dal luogo dove era allocato deve essere smaltito all’interno di discariche per rifiuti speciali (la tecnica in assoluto più utilizzata ma che non rappresenta una soluzione definitiva al problema) o reso inerte attraverso una complessa serie di procedure che comportano una totale trasformazione cristallochimica delle fibre, rendendo di fatto il materiale riciclabile, e in entrambi i casi si tratta di operazioni estremamente costose di cui nessuno intende assumersi l’onere.
Inoltre le discariche adatte a ospitare i rifiuti contenenti amianto in Italia sono solamente una ventina e una cospicua parte del materiale viene “esportata” in Germania con conseguente aggravio dei costi.
Senza dimenticare che il conferimento dell’amianto in discarica non elimina il rischio del rilascio di fibre nell’ambiente in quanto l’imballaggio può lacerarsi per decadimento strutturale e rilasciare un numero notevole di fibre nei percolati, così come le discariche possono subire fessurazioni per essiccamento o cedimenti differenziali, generando contaminazioni del suolo o delle acque.
Il risultato di questa situazione determina il fatto che quasi una trentina d’anni dopo la sua messa al bando l’amianto continui ad albergare fra noi, come un killer silenzioso  che purtroppo non ha smesso di mietere le proprie vittime. Occorre assolutamente un piano nazionale serio, sostenuto dai necessari cospicui investimenti, per mappare a livello nazionale tutte le criticità esistenti e smaltire al più presto l’enorme quantità di amianto ancora presente, possibilmente privilegiando le tecniche d’inertizzazione che sono in grado di risolvere definitivamente il problema, piuttosto che non il conferimento in discarica.
Occorre farlo e farlo presto, perché 6000 morti evitabili ogni anno sono un prezzo da pagare davvero troppo alto per un Paese che ha la velleità di definirsi civile.
Fonte: Dolcevitaonline
Se c'è la goccia è GIM!
Roma, 17 ottobre 2019 "Se c'è la goccia è GIM!".Così recitava un vecchio refrain pubblicitario della Galbani. Se, tagliando il gorgonzola, colava la predetta goccia, allora si era in presenza del genuino, autentico, saporoso, gorgonzola DOP GIM.Era la goccia a rilevare come essenziale. Goccia: GIM; no goccia: no GIM.Chiaro, limpido, adamantino.E così per le signore.Se, aprendo le pagine digitali di un qualunque brogliaccio, c'è una bella signora o una bella ragazza, e questa è vittima, vittima della brutalità islamica, nordcoreana, maschile, razzista, clericale, omofoba et cetera allora qui rilevano le buccine del Potere, a tutto sfiato, nella loro essenza più pura e pagliaccesca.La tecnica usata è quella illustrata in Son tutte belle le signore dell'Occidente.Una tecnica che, a prima vista, sembra puerile; e infatti lo è; dev'esserlo, puerile, poiché suo compito è imbonire milioni di micchi che, appunto, reagiscono come esserini puerili. Tecnopueri. Ovvero adulti con mozioni infantili dell'animo.Basta una foto: inutile proseguire. Asia la Curda (Asia Ramazan Antar, 1997-2016, l'Angelina Jolie del Kurdistan), recentemente risalita alla ribalta per motivi ovvi, agnello sacrificale dei Turchi/Islamici/Latori di Membro Qualsivoglia, sempre cattivacci, persuade, col suo sorriso innocente e irresistibile, legioni di esserini.Ecco uno dei testi allegati. Di una stupidità disarmante, ne convengo, ma, poiché si rivolge agli stupidi, rimane di una efficacia disarmante:"Lei è Asia.
Curda. Donna. Bella come il sole. Forse di più. Combattente come una guerriera.
Lei è Asia, che costringono a sposarsi ancora bambina con uno sconosciuto.
Lei è Asia, che dopo tre mesi da piccola si fa grande e riesce a liberarsi di quell'uomo, che di mogli fa collezione, grazie ad una legge contro i matrimoni combinati e la poligamia.
Lei è Asia, che a diciassette anni, mentre le sue coetanee europee sono intente a pianificare come e con chi trascorrere il sabato sera, decide di entrare a far parte delle unità combattenti di protezione delle donne.
Non si fa opinione con la penna, si indossa una mimetica e si brandisce un mitra.
Lei lotta per la liberazione delle donne dalle mani - maschili dell'oppressione patriarcale nella regione curda.
Asia lotta per sè, per tutte le donne. Gli oppressi, le oppresse sono fratelli e sorelle. Asia lotta per le sue sorelle.
Asia lotta contro il terrorismo, contro lo Stato islamico, contro l'Isis. Difende la sua terra, il suo popolo. I media occidentali impazziscono per i suoi occhi.
La causa curda non interessa, lei sì.
Asia rimane indifferente.
Lei combatte e muore.
Muore a 22 anni. Senza un saluto e senza un fiore. Che nessuno potrà portarle perchè nessuno conosce il luogo del suo riposo
Curda. Donna. Bella come il sole. Forse di più. Combattente come una guerriera.Lei è Asia, che costringono a sposarsi ancora bambina con uno sconosciuto.Lei è Asia, che dopo tre mesi da piccola si fa grande e riesce a liberarsi di quell'uomo, che di mogli fa collezione, grazie ad una legge contro i matrimoni combinati e la poligamia.Lei è Asia, che a diciassette anni, mentre le sue coetanee europee sono intente a pianificare come e con chi trascorrere il sabato sera, decide di entrare a far parte delle unità combattenti di protezione delle donne.Non si fa opinione con la penna, si indossa una mimetica e si brandisce un mitra.Lei lotta per la liberazione delle donne dalle mani - maschili dell'oppressione patriarcale nella regione curda.Asia lotta per sè, per tutte le donne. Gli oppressi, le oppresse sono fratelli e sorelle. Asia lotta per le sue sorelle.Asia lotta contro il terrorismo, contro lo Stato islamico, contro l'Isis. Difende la sua terra, il suo popolo. I media occidentali impazziscono per i suoi occhi.La causa curda non interessa, lei sì.Asia rimane indifferente.Lei combatte e muore.Muore a 22 anni. Senza un saluto e senza un fiore. Che nessuno potrà portarle perchè nessuno conosce il luogo del suo riposoCurda. Donna. Bella come il sole. Forse di più. Combattente come una guerriera.Lei è Asia, che costringono a sposarsi ancora bambina con uno sconosciuto.Lei è Asia, che dopo tre mesi da piccola si fa grande e riesce a liberarsi di quell'uomo, che di mogli fa collezione, grazie ad una legge contro i matrimoni combinati e la poligamia.Lei è Asia, che a diciassette anni, mentre le sue coetanee europee sono intente a pianificare come e con chi trascorrere il sabato sera, decide di entrare a far parte delle unità combattenti di protezione delle donne.Non si fa opinione con la penna, si indossa una mimetica e si brandisce un mitra.Lei lotta per la liberazione delle donne dalle mani - maschili dell'oppressione patriarcale nella regione curda.Asia lotta per sè, per tutte le donne. Gli oppressi, le oppresse sono fratelli e sorelle. Asia lotta per le sue sorelle.Asia lotta contro il terrorismo, contro lo Stato islamico, contro l'Isis. Difende la sua terra, il suo popolo. I media occidentali impazziscono per i suoi occhi.La causa curda non interessa, lei sì.Asia rimane indifferente.Lei combatte e muore.Muore a 22 anni. Senza un saluto e senza un fiore. Che nessuno potrà portarle perchè nessuno conosce il luogo del suo riposo".Notare i marker tumorali: vittima e guerriera, oppressione, Stato Islamico, sorelle, popolo, terra, patriarcale.La più classica inversione di ruolo e senso per liquidare Islam, guerra, patriarcato, popolo e terra. Si inneggia al popolo per liquidare il popolo, si tenta la cetra della "terra madre" per dismettere dall'immaginario la "terra madre" (altrimenti detta Patria).Ora è di moda inneggiare a un'altra donna curda, Hevrin Khalaf.Cito da un articolo de "L'Avvenire":"Sognava un futuro migliore per le donne del suo Paese e un dialogo pacifico fra curdi, cristiani e arabi. La sua vita è finita in modo atroce. Hevrin Khalaf, curda, segretario generale del Partito del futuro siriano, è morta ad appena 35 anni sulla strada che da Ras al-Ayn porta a Qamishli ... La donna è stata ricordata ieri con commozione dal presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che l’ha definita 'il vero volto del dialogo e dell’emancipazione delle donne in Siria' ...Profondo cordoglio anche da parte di Renata Natili Micheli, presidente nazionale dell’associazione cattolica “Centro Italiano Femminile”, che ha definito quello di Hevrin 'un delitto efferato che amplifica l’orrore anche per l’offesa di cui è stato fatto oggetto il corpo paragonato dagli assassini a quello di un maiale mentre rimandavano alla grandezza di Dio la miseria dell’azione umana'".A questo punto necessitano alcune note a margine (ammesso, ovviamente, che tali figure esistano, o non siano, in realtà, che vaghe figuranti oppure - ciò che appare più credibile - ch'esse rivestano tutt'altro ruolo rispetto a quanto evidenziato dalla narrazione del Potere).Si potrebbe obiettare, a esempio, che l'Angelina Jolie combatteva contro Daesh o ISIS e, quindi, fosse dalla parte giusta.Ma questo è sempre stato l'equivoco di fondo: credere che il Potere stia da qualche parte. Il Potere, invece, ha un solo punto fermo: l'Utopia della Dissoluzione. L'unica sua coerenza è l'aspirazione alla Dissoluzione dell'Esistente in nome di una Nuova Coagulazione di Dominio: la Monarchia.Daesh, ISIS, curdi, Turchi, Siriani servono, di volta in volta, al fine di annientare ciò che ancora resiste: la Siria e Damasco, ovviamente, già celebrate dal Tasso e dalla migliore poesia duecentesca, e poi la Turchia, altro sasso da sgretolare in vista della Poltiglia Universale assieme all'Iran.Il Medio Oriente, dove è nato tutto, è il  luogo in cui tutto finirà. Che qualche fregnone di Americano prenda sul serio l'Armageddon in Israele (dove vincerà il Bene sul Male, ovvero la Monarchia Universale contro l'Antico Ordine Umano) è una conferma, pur ridicola, della direzione del mondo, condivisa da Obama, Bush, Clinton, Trump, Blair, Johnson, Merkel e tutta la compagnia di giro che ognuno crede variegata ed è, invece, come le dita di un unico e formidabile maglio contro di noi, i Reietti. Inutile, poi, discettare infinitamente, da esperti di "politica internazionale" o da finissimi insider della più alta diplomazia, su tali questioni. Gli esperti fanno ridere (quelli americani sbellicare, gli Italiani, invece, fanno pena e basta) così come gli insider. Insider ed esperti vantano una sola funzione: alzare muri di caligine sulla verità. Che è tale perché esposta in evidenza.Fotografie, piagnistei internazionalisti, celebrazioni: tutto questo indica già dove si vuol andare a parare. I marker verbali sono, poi, una vera sentenza celeste: "futuro" è una di queste ... 
Hevrin Khalaf, del Future Syria Party, "sognava un futuro migliore", Greta anela un futuro migliore, Naomi Klein è preoccupata per il nostro futuro, l'Europa Unita e David Sassoli del futuro dei giovani, Asia "Angelina Jolie" Antar aveva a cuore il futuro delle donne sottomesse dal patriarcato pervertito.
Anche qui si riconferma il leit motiv: il Potere del Mondo al Contrario celebra ciò che non è più. Celebra la libertà quando la libertà va estinguendosi, il rinoceronte nero in assenza di rinoceronte, il lavoro in mancanza strutturale e auspicata di lavoro, il futuro quando si sta approntando, giorno dopo giorno, la sua abolizione dall'immaginario collettivo in vista dell'Eterno Presente. Poiché le idee di libertà, lavoro e futuro (il sol dell'avvenire!) del Potere sono precisamente opposte a quelle naturali, storiche, umane, rilevando come innaturali, a-storiche e disumane.
L'economia è l'ancella della distruzione dell'immaginario.Si temano gli usurai, ma ben più chi perverte l'animo antico che sempre riusciva a distinguere il grano dal loglio.
Il breviario del nemico consiste di una pagina.
Individuare il nemico non è mai stato così facile. Impossibile, purtroppo, stenderlo secco. 
Il FMI e la protesta socialeCi fanno prescrizioni per il preteso sviluppo, per la produttività, per la crescita del prodotto interno lordo, per l'avanzamento della quarta rivoluzione industriale, per tutto. Tranne che per l'equità e la giustizia sociale. Ci dicono come deve funzionare il mercato interno, come deve funzionare il salario, come far sì che i poveri, che sono così numerosi, non si ribellino ma, al contrario, accettino la "servitù volontaria", senza ripugnanza, solo come soggetti che possono consumare qualcosa, che sono al di fuori delle cause della loro povertà, senza pensare, senza contestare.
Ci dicono come dovrebbe essere il sistema pensionistico e, a poco a poco, aumentano l'età pensionabile e riducono le indennità mensili. Ci danno formule magiche per vivere meglio, con stipendi ridicoli, disoccupazione crescente, licenziamenti arbitrari... E altre volte, come è stato il caso dell'ultimo direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, come far vivere una vita più breve, perché il mondo è pieno di persone anziane che mettono a rischio l'economia globale. Lo ricordate?
Alle nostre latitudini, dove ci sono state leggi antipopolari come se piovesse, dove abbiamo accolto senza esitazione tutto ciò che le organizzazioni internazionali ci prescrivono (o ci impongono), stanno già proclamando che i giovani, quelli sotto i 25 anni, per entrare prima nel mercato del lavoro, devono essere pagati meno, al di sotto del salario minimo. E non mancano illustri politici che sostengono che l'età pensionabile dovrebbe essere portata a settanta o ottant'anni, perché l'aspettativa di vita è aumentata. Oh, e lasciamo che sia il settore privato a gestire i fondi pensione.
O, in altre parole, hanno preso il problema da entrambe le parti. La signora Lagarde aveva proposto una sorta di "soluzione finale" contro gli anziani, che all'epoca ricordava, ad esempio, il romanzo di Bioy Casares, il Journal de la guerre du cochon (Diario della Guerra dei Porci) o ancora Arancia meccanica di Anthony Burgess. O, per dirla senza mezzi termini, dobbiamo sterminare i deboli, i vecchi. Farli passare a miglior vita in un altro mondo. Non solo perché sono imbarazzanti, ma anche perché costano soldi.
Che cosa ha proposto il FMI al riguardo? Niente di meno e niente di più che una riduzione delle pensioni, un aumento dei contributi e la possibilità per gli Stati di "concludere contratti con assicuratori privati per coprire il rischio che le persone vivranno più a lungo del previsto". Norberto Bobbio era già morto a quel tempo, e sicuramente avrebbe organizzato una protesta contro Donna Lagarde, come quella che aveva messo in circolazione, quando il filosofo italiano aveva 80 anni: oggi gli anziani vivono una "vecchiaia offesa, abbandonata, emarginata da una società più interessata all'innovazione e al consumo che alla memoria".
Beh, ora gli anziani non sono più gli unici ad essere molestati. Lo stesso vale per i giovani, con proposte come quelle dell'Anif (Associazione nazionale delle istituzioni finanziarie) e della Fenalco (Federazione nazionale dei commercianti), che possono essere molto in linea con i dettami del FMI e di altri organismi analoghi e con gli interessi delle imprese transnazionali. La manodopera deve essere resa più economica. E meno diritti ha questo, meglio è.
E poiché la FISM continua ad operare in America Latina, vale la pena di puntare all'Ecuador. I recenti avvenimenti in quel paese, dove la rivolta indigena e altri settori della popolazione hanno sconfitto le misure adottate dal governo di Lenin Moreno in conformità con i requisiti del Fondo, sono un esempio della dignità e della sovranità degli ecuadoriani. La violenta repressione ufficiale, che ha lasciato morti e feriti, non ha potuto sconfiggere le richieste di giustizia e la richiesta popolare di abrogare il decreto 883, il "Paquetazo" (pacson).
La leader indigena Ana María Huacho ha detto: "Dobbiamo alzarci tutti in piedi. Non ci stanchiamo. Siamo su tutte le strade. Stiamo difendendo i nostri diritti. La stampa sta riportando quello che dice il governo........ E' una stampa corrotta. Le chiediamo di pubblicare quello che diciamo, non parla di morti e arresti. In dodici giorni di proteste, le popolazioni indigene dell'Ecuador hanno scosso le intenzioni dispotiche del governo e del FMI".
Ancora una volta, gli ecuadoriani hanno dimostrato che non è più tempo di servitù, discriminazione, umiliazione o sfruttamento, come ha detto una volta l'economista Manfred Max-Neef. Questo non è il momento della prostrazione o del silenzio complice.
Ci è stato detto di accettare la frusta come una fatalità a cui rassegnarsi. Come disse l'abolizionista Frederic Douglass: "Perché uno schiavo sia felice, non deve pensare. È necessario oscurare la sua visione morale e mentale e, per quanto possibile, annientare il potere della ragione". Ci sono popoli che non si lasciano annientare.
Di Reinaldo Spitaletta - El espectador
Traduzione per TLAXCALA di Alba Canelli

Italia. Sondaggi. Fiducia nel Governo 26%, sfiducia 52%.

Giuseppe Sandro Mela.


2019-10-20__Sondaggio EMG

Questo è il risultato di un sondaggio EMG eseguito nei giorni scorsi.

Il 26% degli intervistati ha fiducia in questo Governo, mentre il 52% ne esprime giudizio negativo.

Non si reputerebbe segno prognostico favorevole che Mr Conte goda la fiducia del 35% degli intervistati, mentre Mr Zingaretti del 24% e Mr Di Maio del 25%.

Segnaliamo infine Mr Renzi al 14%.

Ricordiamo come il 27 si voti nella Regione Umbria.

Fenomeni sociali: adolescenti che dormono tre, quattro ore a notte

Qualche anno fa ho avuto uno studente che dormiva in classe. Aveva vent’anni – era stato bocciato due volte – si faceva almeno due, tre ore di sonno pieno con la faccia sul banco. Non dormiva per noia – o insomma, credo, non solo. Era il sonno di chi arrivava a scuola distrutto, dopo una nottata in bianco. Non era l’unico…

Ogni volta che chiedo ai miei studenti – tra i 15 e i 19 anni – quanto dormono, ricevo una risposta abbastanza preoccupante: più della metà meno di sette ore; ma c’è chi mi dice che dorme anche cinque o tre ore. Le mie classi non sono un osservatorio privilegiato, né in positivo né in negativo. È l’impressione che hanno anche quei professori e quei genitori che osservano con attenzione ragazze e ragazzi, anche se questo interesse spesso manca. Nelle molte interviste che ho fatto in varie scuole superiori, ho capito che della questione non si parla quasi mai.

Le parole di ragazze e ragazzi

Milena, una ragazza di sedici anni di un liceo di Avezzano, mi ha spiegato che dorme in media quattro ore e che la sua vita è completamente influenzata dall’insonnia“Mi addormento verso le cinque del mattino. Quando mi sveglio bevo tanto caffè, anche tre o quattro tazze, mi preparo in fretta, vado a scuola, e rimugino sulle cose tutto il giorno, fino a rimettermi nel letto senza riuscire ad addormentarmi”, dice. Carlo, al primo anno di università a Bologna, mi ha detto che dorme sei ore, ma molti dei suoi compagni non arrivano a quattro: “Giocano alla play, anche fino alle cinque del mattino, si sfondano”.
Libri e varie...
FERMIAMOCI UN ATTIMO!
Il blog come spazio di riflessione e promozione della salute nella tecno-era della velocità
di Marco Vagnozzi
L'ADOLESCENZA
di Giuliana Proietti, Walter La Gatta
ADOLESCENTI IN CRISI
Sviluppo normale e segnali di allarme: problemi alimentari, violenza, depressione e autolesionismo
di Emanuela Quagliata
ADOLESCENTI SENZA TEMPO
di Massimo Ammaniti
COSA SAPERE SU TUO FIGLIO DI 12-14 ANNI
Vol.9
di Margot Waddell
Sara, diciotto anni, frequenta un istituto professionale a Ponticelli, nella periferia di Napoli. Mi ha raccontato che dorme al massimo due o tre ore per notte e che neanche lei si spiega il perché. Si addormenta alle quattro, si sveglia alle sei, alle volte fa la lunga, come mi dice: non chiude nemmeno occhio. Da due anni è così: “Durante il giorno fatico a reggermi in piedi, a scuola non riesco a seguire, sono sempre distratta”.
Insonnie che nascono da disagi psicologici o da stati d’ansia non gestiti come si deve, ore di sonno sottratte per giocare e portare avanti relazioni sociali esili, ma spesso uniche. I motivi per cui una ragazza o un ragazzo non dorme sono tanti. A chi si rivolgono per parlarne e affrontarli? Nella maggior parte dei casi a nessuno. Molto spesso non riescono nemmeno a riconoscere che sia un problema.

Studi ed esperimenti

Ogni caso è un caso a sé, ma ci sono sicuramente delle costanti che negli ultimi anni sono diventati evidenti, e socialmente importanti. In Adolescenti, una storia naturale, David Bainbridge parla delle fasi della crescita attraversate dagli esseri umani. Nell’età cruciale dello sviluppo – tra i 13 e i 15 anni per le ragazze, tra i 15 e i 17 per i ragazzi, secondo Bainbridge – il cervello ha bisogno di una quantità importante di ore di sonno, e sarebbe questa una delle ragioni principali per cui normalmente a quell’età si dorme tanto. Superata questa fase si acquisisce una resistenza fisica tale da riuscire a stare svegli fino a tardissimo o a soffrire meno la stanchezza. Ma abituarsi a dormire meno di sette o di cinque ore al giorno fa male, dicono gli esperti.
Ci sono molti studi che indicano in modo chiaro che la ripetuta mancanza di sonno provoca effetti negativi sullo sviluppo cerebrale. In un articolo del 2016 l’équipe guidata da Chiara Cirelli – direttrice del dipartimento del Wisconsin institute for sleep and consciousness – si legge che, nonostante ci sia bisogno di ulteriori studi su questo aspetto, “la cronica diminuzione del sonno nella prima adolescenza può influire sulla connettività cerebrale (cioè le vie di comunicazione tra neuroni) dell’adulto”.
Libri e varie...
IRULES
Come educare figli iperconnessi
di Janell Burley Hofmann
NELLA TESTA DEGLI ADOLESCENTI
I nostri ragazzi spiegati attraverso lo studio del loro cervello
di Eveline Crone
GLI ADOLESCENTI HANNO BISOGNO DI REGOLE
Una disciplina affettuosa come guida alla crescita
di Anne Cawood
FELICEMENTE #SCONNESSI
Come curarsi dall'iperconnettività
di Frances Booth
LA DEPRESSIONE NELL'ADOLESCENZA
Aspetti teorici, diagnostici ed eziopatogenetici
di Francisco Javier Fiz Perez
NUOVI ADOLESCENTI, NUOVI DISAGI
Dai social network ai videogames, allo shopping compulsivo: quando l'abitudine diventa dipendenza
di Rosanna Schiralli, Ulisse Mariani
New Scientist ha raccontato un progetto in corso in alcune scuole di Seattle per cercare di affrontare il problema: Rimandare l’orario di inizio delle lezioni non solo migliora la qualità del sonno degli studenti, ma aumenta anche la frequenza in classe e le prestazioni scolastiche (…) Gli adolescenti sono naturalmente portati a fare tardi la notte e a farsi belle dormite la mattina per via delle modifiche all’orologio biologico che si verificano durante la pubertà. ‘Praticamente si taglia l’ultima fase di sonno di cui hanno bisogno’, dice Horacio de la Iglesia dell’università di Washington. Per risolvere questo problema, dalla metà del 2016 le scuole di Seattle hanno deciso di spostare l’orario di inizio dalle 7:50 alle 8:45 (…) La durata media del loro sonno è passata da 6 ore e 50 minuti a 7 ore e 24 minuti, ma questo non è ancora abbastanza, dice Gideon Dunster all’università di Washington, coautore dello studio. ‘Gli studenti dormono di più, ma non stanno ancora dormendo la media di nove ore a notte raccomandata’ “. In un altro articolo della rivista, Russel Foster fa un esempio che rende bene l’idea: “Per un adolescente, svegliarsi alle 7 è come svegliarsi alle 5 per una persona sui cinquant’anni”.

L’iperconnessione

Davide, 18 anni, frequenta un istituto tecnico a Roma. Mi racconta perché va a letto tardi, o tardissimo: “Gioco alla play”. Spesso lo fa su internet, con i compagni. Oppure chatta. Oppure manda video e foto agli amici fino all’una o alle due di notte.
L’iperconnessione per gli adolescenti (e non solo per gli adolescenti) non è un’eccezione, è la norma. Come scrive Jean M. Twenge, nel libro Iperconnessi, a proposito degli adolescenti: Quasi tutti dormivano con il telefono accanto: sotto il cuscino, sul materasso o comunque a portata di mano. Controllavano i social e guardavano video subito prima di andare a letto, e agguantavano il telefono appena aprivano gli occhi. Il telefono era l’ultima cosa che vedevano la sera e la prima al mattino. Se si svegliavano nel cuore della notte, finivano per dare uno sguardo al cellulare”.
La quantità di tempo che ragazze e ragazzi passano online è cresciuto esponenzialmente negli ultimi dieci anni: se a metà degli anni duemila era un’ora al giorno, i dati che Twenge cita dall’inchiesta Monitoring the future dicono che oggi le ore sono almeno sei, passate su internet, sui social network, a spedirsi messaggi, a giocare. Anche in Italia, le varie statistiche – per esempio quella contenuta in Generazioni connesse, uno studio del ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – indica più o meno la stessa media.
Libri e varie...
RPQ - RESILIENCE PROCESS QUESTIONNAIRE
Valutazione della resilienza negli adolescenti
di Andrea Laudadio, Francisco Javier Fiz Peréz, Lavinia Mazzocchetti
RIBELLIONE CREATIVA
Scelte positive per i ragazzi del 2000
di Daniel S. Johnson
I PROBLEMI DEGLI ADOLESCENTI
Una mappa per orientarsi in un difficile periodo di trasformazione
di Françoise Dolto
ADOLESCENZA INTERROTTA
La richiesta di aiuto dei ragazzi espressa attraverso i loro disagi
di Maria Cristina Savoldi Bellavitis, Selene Calloni Williams
LA MENTE ADOLESCENTE
di Daniel J. Siegel
PUOI CONTARE SU DI NOI
Crescere un figlio adolescente
di Antonio Tosi
La correlazione tra dipendenza da internet e riduzione del sonno è al centro di molti studi. Alcuni hanno lavorato su ampi campioni di studenti, in contesti geografici e sociali estremamente diversi, dalla Turchia all’Iran, dalla Corea del Sud a Taiwan. I ricercatori spiegano che la luce blu degli smartphone e dei tablet influenzerebbe negativamente il sonno, e mettono in guardia da possibili danni fisiologici, da quelli agli occhi a quelli neurologici. Uno dei motivi che spinge ragazze e ragazzi a non staccarsi dal telefono sarebbe la cosiddetta Fomo (fear of missing out), ovvero l’ansia di perdersi quello che fanno gli altri e la paura di esserne tagliati fuori.
Immaginate che la gran parte della vita sociale dei vostri amici si svolga online – nelle chat di gruppo o durante partite con altri – e immaginate che una parte importante avvenga la sera tardissimo, quando la giornata è finita e si è tutti a letto. Se voi vi addormentate alle undici, vuol dire che vi perderete ore di chiacchiere e giochi con i vostri amici.
Gli svantaggi della mancanza di sonno non sono pochi. Scrivono Marije Nije Bijvank, Geertje H. Tonnaer e Jelle Jones: “Cambiare le abitudini che precedono il sonno ha conseguenze sui risultati ottenuti a scuola (…) Rimandare il momento in cui ci si addormenta porterebbe a un minore autocontrollo, a posticipare le cose da fare e a gestire male il proprio tempo”.

Sostanze eccitanti

E tutto questo senza considerare gli effetti del caffè, degli energy drink e di droghe come la cocaina. Matteo, vent’anni, al primo anno di scienze politiche a Roma, mi dice che per lui è normale studiare con le bevande energetiche: ha cominciato quando era al liceo e doveva prepararsi per le interrogazioni. Anche lui non è un’eccezione.
Uno studio condotto dall’equipe guidata dalla professoressa Sabrina Molinaro,coordinatrice dell’European school survey on alcohol and other drugsmostra che il loro consumo è considerato normale dagli adolescenti; mentre la consapevolezza dei rischi per la salute – che altri studi segnalano – è praticamente inesistente.
Una ricerca dell’European food safety authority fornisce dei dati preoccupanti: Circa il 68 per cento degli adolescenti intervistati erano consumatori di bevande ‘energetiche’. In circa il 12 per cento di questi, il consumo era ‘elevato e cronico’ con una media di sette litri in un mese, e nel 12 per cento il consumo è ‘elevato e acuto’. Circa il 18 per cento dei bambini intervistati erano consumatori di bevande ‘energetiche’. In circa il 16 per cento di questi, il consumo era ‘elevato e cronico’ con una media di 0,95 litri alla settimana (quasi quattro litri in un mese)”.
Giampaolo, quattordici anni, frequenta un liceo dell’Aquila e mi dice che lui consuma una bevanda energetica prima di andare in palestra, di pomeriggio, così riesce a studiare anche fino all’una o le due di notte. Sara, di un istituto tecnico di Roma, mi conferma che tutti i suoi compagni ogni tanto bevono una di queste bevande. Come reagiscono le scuole rispetto al consumo degli energy drink? In Italia non esiste nessun dibattito che si interroghi sul loro consumo tra gli adolescenti. Nel Regno Unito si discute se proibirle ai minorenni. Mentre in Lettonia e in Lituania sono vietati già da due anni a chi ha meno di 18 anni.
Federico Tonioni, psicologo e psichiatra che coordina il centro sulle dipendenze giovanili dell’ospedale Gemelli a Roma, mi tranquillizza su ciò che sembra allarmante, e mi allarma rispetto a ciò che invece può sembrare meno preoccupante. Lo fa provando a spostare il centro del dibattito non solo sugli aspetti patologici e di rischio: Il nostro profilo cognitivo sta cambiando, influenzato dall’uso degli smartphone. Pensiamo che siano solo degli strumenti, ma hanno invece una funzione relazionale ed emotiva. Pensiamo sempre che il problema sia il telefono, quando invece sono le relazioni. I giochi online fatti di notte, soprattutto, per chi ha problemi relazionali, sono gli unici possibili per chi non riesce a stabilire altri contatti: per alcuni, le persone conosciute in quei contesti, sono gli unici amici. Non è che i ragazzi si divertano ad avere solo relazioni nate su telefoni o tablet, è che spesso non hanno alternative. E per poter mantenere queste relazioni, magari si addormentano alle due di notte“.
Il rapporto tra la riduzione del sonno e l’uso dei telefoni riguarda anche il modo di concepire, far nascere e mantenere le relazioni tra le nuove generazioni, e quindi richiede un’offerta pedagogica più strutturata e creativa del semplice interrogativo su come facciamo a far andare i nostri figli a letto prima o a fargli posare il telefono.
È una sfida, non può essere solo un auspicio, o una buona prassi delle famiglie o delle scuole. Occorre tenere a mente esperimenti come quelli realizzati a Seattle, certo. Ma occorre ancora di più una vera inchiesta del ministero dell’istruzione sulle abitudini del sonno delle ragazze e dei ragazzi in Italia, così da mettere in campo dei progetti concreti, prima che il problema assuma proporzioni più ampie e meno gestibili di oggi.
Articolo di Christian Raimo – giornalista e scrittore