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giovedì 16 maggio 2019

CI HANNO RACCONTATO UN MONDO FALSO

http://altrarealta.blogspot.it/


Ciò che dà valore a un bene è la sua scarsità: meno ce n'è in giro per il mondo e più costa. Pensiamo all’oro o ai diamanti, ma anche alla frutta esotica o fuori stagione, all’acqua nei Paesi industrializzati oppure nel deserto: il mondo capitalistico funziona così, è la legge del mercato. Per la moneta però non dovrebbe valere la stessa regola perché le banche centrali possono produrre monete senza costi e senza limiti fisici: tante quante ne vogliono. Il denaro dovrebbe essere prodotto esattamente tanto quanto serve a sostenere l'economia e gli scambi, con il fine di ottenere la piena occupazione e quindi una vita migliore per tutti, senza sacche irriducibili di povertà. Ma allora perché siamo poveri? Perché non possiamo ricostruire le zone terremotate, dotarci delle infrastrutture necessarie allo sviluppo del nostro Paese o ancora, più banalmente, assumere in numero adeguato personale ospedaliero, insegnanti, netturbini? Perché l’Unione europea dice che la “disoccupazione strutturale” in Italia non può scendere al di sotto del 9% della forza lavoro disponibile? Con sottile maestria, per decenni, ci hanno fatto credere che questo fosse l’unico mondo possibile, dove i mercati regnano incontrastati e dove l’autodeterminazione dei popoli è un miraggio demodé. Dal convegno “Oltre il debito e lo spread! Economia e sistema finanziario al servizio dell'uomo”, seguito per voi a Finale Ligure da Byoblu, Guido Grossi ricorda a tutti di quando “ci hanno raccontato la favola che lasciando fare i mercati saremmo diventati tutti più ricchi e noi ci siamo fatti convincere lasciando in gestione a qualche privato questo potere”. In molti hanno già ormai unito i puntini e hanno iniziato a capire i meccanismi di un sistema che non è naturale né ineluttabile, ma che è stato semplicemente creato dagli uomini (da "alcuni" uomini) tramite scelte di natura politica. Abbiamo il dovere di denunciare queste ingiustizie, alla base di una struttura socioeconomica imposta dall’alto e profondamente sbagliata, ma che siamo ancora in tempo per cambiare. Se lo vogliamo. Tratto dallo stesso convegno, guarda anche l'intervento di Alberto Micalizzi "Mentono sapendo di mentire! Ecco i veri numeri": https://youtu.be/7_iEG-FSQm0
La verità è che i medici non si vaccinano!!! Il gregge è obbligato a vaccinarsi pena severe sanzioni mentre agli operatori sanitari restii per convincerli gli verrà dato un premio in busta paga!

Informaresenzacensure - blog
Per il personale sanitario è difficile introdurre l'obbligo per i vaccini? Ecco la proposta, premio in busta paga a chi si vaccinaQuindi avete capito il gregge obbligato a vaccinarsi pena sanzioni esclusioni dal lavoro o per i bambini esclusione dall'asilo..... Gli operatori sanitari che casualmente sono ostili a vaccinarsi per convincerli gli verrà dato un premio in busta paga.No dico ma voi non girano? Hanno creato una nuova emergenza sociale con questi vaccini obbligatori famiglie divise che praticano il cannibalismo dei figli, bambini esclusi dal percorso di crescita sociale, mamme costrette ad emigrare per conservare il diritto della liberta di scelta, bambini bullizzati per non essere vaccinati emarginati come nei tristi regimi totalitari dei secoli passati. Arriviamo al settore sanitari è.....La verità è che i medici non si vaccinano.....Vaccini, solo il 15% dei medici si immunizza.
Link: http://www.ordinemedicilatina.it/vaccini-solo-il-15-dei-medici-si-immunizza-angelillo-siti-sensibilizzare-operatori-da-doctornews33-del-6-novembre-2018/Ops ora che facciamo Radiamo l'ordine dei medici di Latina? I medici non si vaccinano ed è prassi comune non solo in Italia ma in tutta europa.  I dati sbalorditivi non arrivano da una rivista complottistica ma dalla SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie).Comunicato stampa - Ci si aspetterebbe che medici, infermieri e altri operatori sanitari fossero i principali paladini delle vaccinazioni, così da difendere se stessi e i loro pazienti dalle malattie infettive.Invece quasi uno su tre degli intervistati, (circa il 30%) è in disaccordo con l’affermazione secondo cui i benefici dei vaccini sono certi, e teme la possibilità di EFFETTI AVVERSI GRAVI.- Oltre il 40% degli intervistati non si è sottoposto al richiamo per il tetano negli ultimi 10 anni.- Il 13% non è vaccinato contro epatite B e morbillo, e il 6% è consapevole di essere suscettibile per non aver neanche mai contratto queste malattie.- Solo il 31,4% in media dichiara di essersi sottoposto alla vaccinazione antinfluenzale nella stagione appena conclusa: la metà dei medici intervistati e meno di uno su quattro tra infermieri e altri operatori.Una copertura insufficiente a garantire la continuità del servizio e la sicurezza dei pazienti più fragili, ma che non si DISCOSTA dalla media europea.Tratto da: http://www.lescienze.it/lanci/2017/03/28/news/simpios_-_vaccini_i_professionisti_della_salute_non_danno_il_buon_esempio-3472852/Detto ciò leggiamo 14 aprile 2019Perché il personale sanitario è così restio a vaccinarsi contro l’influenza? E tale atteggiamento non offre il fianco agli argomenti dei no vax, che possono dire “se non si vaccinano loro, perchè dobbiamo vaccinare i nostri figli? “ Purtroppo sì - risponde l’infettivologo Massimo Crapis -, anche se, a ben vedere, le questioni sono completamente diverse. La maggior parte del personale non lo fa non perché è contrario alle vaccinazioni in generale, ma perché non percepisce l’importanza di questa protezione nei confronti del paziente. E’ chiaro, però, che nel mondo laico, soprattutto in chi non vuole vedere in maniera del tutto intellettualmente onesta le cose, possono sorgere argomentazioni di questo tipo. Comunque, ripeto, non si deve parlare di vaccinazioni in assoluto, ma di singole vaccinazioni: ogni tipo ha indicazioni diverse. La vaccinazione anti influenzale ha indicazioni e controindicazioni che esulano da quelle dei vaccini per le malattie esantematiche”. Se è difficile introdurre l’obbligo tra il personale sanitario, come si può convincerlo a sottoporsi a una semplice iniezione? Ci sentiamo di proporre una possibile soluzione: dal momento che c’è una parte di retribuzione ‘premio’, vale a dire quella di risultato, perché non legarla anche al fatto di sottoporsi al vaccino? Gli argomenti che riguardano il portafoglio, si sa, sono di solito molto convincenti.Tratto da: http://www.ilfriuli.it/articolo/salute-e-benessere/la-proposta,-premio-in-busta-paga-a-chi-si-vaccina/12/196581https://informaresenzacensure.blogspot.com/2019/04/per-il-personale-sanitario-e-difficile.html[AREA INFORMAZIONI OCCULTATE SUI VACCINI]Reazioni: 


Italia. Energie alternative in calo, ma promettono 2.7 milioni posti lavoro.

Giuseppe Sandro Mela.

2019-05-16.

Animali_che_Ridono__006_Muli

Nessuno si stupisce più di tanto che cessati gli incentivi statali le energie alternative in Italia stiano ristagnando.

E poi iniziano a mordere le spese di manutenzione e rinnovo degli impianti, che non son cifre da poco.

Ma ciò che lascia sempre più perplessi è la levità espressiva dei supporter.

«sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati»

*

«creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro»

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A parte il fatto che in italiano ‘creare‘ significa trarre dal nulla, prerogativa della Divinità non certo della stirpe umana, 2.7 milioni di nuovi posti di lavori sono più del 10% dell’attuale forza lavoro italiana.

Per promettere di generare 2.7 milioni di posti di lavoro serve un fegato grosso così.

Poi, essendo il numero degli impianti eguale ad un milione, ci sarebbero tre addetti per ogni impianto: un numero fantasmagorico.

Poniamo anche di pagarli una miseria, 1,500 euro al mese, 18,000 euro l’anno.

Ogni impianto dovrebbe sobbarcarsi l’onere di 48,600 euro l’anno per mantenere i nuovi posti di lavoro.

Roba da pazzi.

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Poi certa gente si lamenta che non li si stia più a sentire.


Ansa. 2019-05-14. Cala dopo 12 anni la produzione di energia pulita in Italia

ROMA – Cala per la prima volta dopo 12 anni, in Italia, la produzione di energia da fonti rinnovabili – in particolare solare, eolico e bioenergie – e vanno lentissimi gli investimenti nel settore, sia perchè non ci sono più incentivi a sostenerlo, sia per le barriere autorizzative ai progetti nei territori. Lo rileva Legambiente nel rapporto ‘Comuni rinnovabili 2019’, sottolineando che “lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è praticamente fermo”, mentre “molto di più dovremo fare per stare dentro l’Accordo di Parigi sul clima”, fra i cui obiettivi c’è la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra al 2030. I benefici sarebbero pari a 5,5 miliardi di euro all’anno e alla creazione di 2,7 milioni di posti di lavoro (secondo una ricerca realizzata da Elemens per Legambiente).

Tuttavia, nella nostra Penisola sono circa un milione gli impianti tra elettrici e termici installati in tutti i comuni italiani. Grazie al mix fra fotovoltaico, solare termico, mini idroelettrico, eolico, bioenergie e geotermia distribuiti su tutto il territorio, sono 3.054 i comuni diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 50 per quelli termici, mentre sono 41 le realtà già rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie.


martedì 14 maggio 2019

Quotazione di Uber: miliardi per gli investitori, maggiore sfruttamento per i lavoratori

DI RODODAK - MAGGIO 13, 2019 
Al di là delle posizioni politiche e delle soluzioni proposte nell’articolo – condivisibili o meno, realistiche  o meno – pubblicato sul World Socialist Web Site, la recente quotazione in borsa della società Uber ci offre l’occasione di sottolineare la triste fine di una grande parte dell’economia osannata a suo tempo come “sharing economy”. Il magico mondo in cui grazie ai prodigi dell’informatica l’incontro totalmente libero di domanda e offerta tra attori economici di ogni tipo avrebbe dovuto portare a benefìci per tutti si è trasformato in molti casi in un’economia dello sfruttamento, dove l’uso di piattaforme informatiche è semplicemente un pretesto per spremere lavoratori dipendenti sottopagati mascherati da liberi prestatori di servizi. E i benefìci, lungi dall’essere distribuiti tra tutti, si accumulano nelle tasche di pochi.   

di Shannon Jones, 11 maggio 2019


Giovedì (9 maggio, ndt) la valutazione della società di trasporti automobilistici Uber ha raggiunto 82,4 miliardi di dollari, in seguito alla quotazione in borsa del suo titolo, in una delle offerte pubbliche iniziali più grandi negli Stati Uniti dopo quella di Facebook. La vendita ha ulteriormente arricchito gli investitori, raccogliendo circa 8 miliardi per la società.

Importanti case d’investimento, tra cui Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno sottoscritto azioni. Altri investitori facoltosi hanno ottenuto enormi somme, con alcuni clienti di Goldman Sachs che hanno intascato un miliardo. La quota del fondatore di Uber, Garret Camp, ora vale 3,7 miliardi, mentre il cofondatore Travis Kalanick possiede 5,3 miliardi di azioni Uber.

L’attuale capitalizzazione di mercato di 82,4 miliardi di dollari di Uber è ai livelli di quella di circa 52 miliardi della General Motors e 41 miliardi della Ford. I principali investitori di Uber includono il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, gestito da Softbank con sede in Giappone; Alphabet, la società madre di Google; il gigante dell’auto Toyota; PayPal; e il Ceo miliardario di Amazon, Jeff Bezos.

La quotazione in borsa di Uber segue quella della rivale Lyft, che ha raccolto 2,3 miliardi di dollari, con una capitalizzazione di mercato totale di circa 16 miliardi.

La quotazione in borsa di Uber e Lyft significa che queste società saranno d’ora in avanti soggette alla pressione diretta degli investitori sul mercato, che chiederanno che ottengano profitti. Sia Uber che Lyft attualmente non ne fanno, con Uber che ha perso 1,8 miliardi di dollari l’anno scorso, la più grande perdita di qualsiasi azienda nell’anno precedente a una quotazione.

Le speculazioni finanziarie sul lancio in borsa di Uber saranno seguite da richieste degli investitori di aumenti delle tariffe e ulteriori attacchi ai diritti dei conducenti, già gravemente sottopagati. Questo è stato dichiarato in modo esplicito in un recente rapporto di Uber alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti. Uber ha scritto: “Poiché puntiamo a ridurre gli incentivi per i conducenti per migliorare le nostre prestazioni finanziarie, prevediamo che in generale l’insoddisfazione dei conducenti aumenterà”.

I guidatori di Uber sono classificati come lavoratori indipendenti, non come impiegati regolari. Pertanto non hanno diritto né all’assicurazione sanitaria, né a giorni di malattia né alle ferie. Inoltre, non sono protetti dalle norme sul salario minimo né dalle regole sugli straordinari, mentre i datori di lavoro sono esenti dai contributi di previdenza sociale e Medicare e dei contributi di assicurazione contro la disoccupazione.

Uno studio dello scorso anno di Larry Mishel dell’ Economic Policy Institute ha concluso che l’effettiva retribuzione oraria di un guidatore di Uber è inferiore a quella del 90% dei lavoratori statunitensi. In altre parole, hanno un reddito a livello di povertà.

I guidatori di Uber e Lyft si sono mobilitati e hanno cominciato a contrattaccare. Mercoledì, migliaia di guidatori di Uber in tutto il mondo hanno condotto scioperi e proteste contro il basso salario, in un momento in cui i dirigenti si stavano infilando contanti nelle tasche.

Nel prendere posizione, i guidatori di Uber e Lyft si oppongono alla precarizzazione del lavoro, che ha visto una proporzione crescente della forza lavoro impiegata nella “gig economy”.

Circa il 36% dei lavoratori statunitensi fa parte della “gig economy” in una forma o nell’altra, il che significa che la loro fonte primaria di reddito è precaria, come un lavoro part-time senza benefit, o che sono costretti a cercare fonti alternative di reddito per compensare il declino delle retribuzioni e dei benefit di una occupazione standard.

Come un autista di Uber a San Francisco ha dichiarato al World Socialist Web Site : “Lasciatemi dire che sono stufo di guidare i milionari dell’hi tech di San Francisco a cene che costano più di quanto guadagno in un giorno, con addosso scarpe che costano più di quanto guadagno in una settimana, prelevandoli da appartamenti che costano di più al mese di quanto guadagno io in un anno… mentre io campo con la mia macchina per fare sì che un Ceo possa guadagnare 45 milioni di dollari all’anno “.

Questo fa parte di una tendenza più ampia, che ha visto il lavoro part-time e a chiamata diffondersi al settore manifatturiero e ad altre aree dell’economia. Una percentuale crescente di lavoratori autonomi è classificata come temporanea o part-time, il che li priva di qualsiasi sicurezza sul posto di lavoro e dei benefit di base. Negli Stati Uniti, Amazon ha istituito una “CamperForce”, che impiega lavoratori migranti, in gran parte anziani, costretti a vivere in camper per seguire le offerte di lavoro stagionali.

La stessa tecnologia di dispositivi e Internet che ha reso possibile la diffusione dell’occupazione organizzata attraverso app ha anche facilitato l’organizzazione dell’opposizione sociale attraverso piattaforme come Facebook.

L’azione a livello mondiale dei dipendenti di Uber e Lyft, che hanno effettuato simultaneamente scioperi in tutto il mondo – negli Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Kenya, Nigeria, Costa Rica, Panama, Cile, Francia, Giappone e India – è un presagio del futuro. Dimostra l’unità oggettiva della classe operaia internazionale, che è unita come mai prima in una rete economica globale. I lavoratori di ogni paese sono sfruttati dallo stesso sistema economico capitalista e in molti casi dagli stessi datori di lavoro.

L’azione dei guidatori di Uber e Lyft fa parte di un movimento crescente della classe operaia internazionale, compresi gli insegnanti negli Stati Uniti, i lavoratori delle maquiladora in Messico, i “gilet gialli” in Francia e le dimostrazioni di massa dei lavoratori in Algeria. Queste lotte si sono sviluppate in gran parte indipendentemente e in opposizione ai sindacati esistenti.

È una conferma della prospettiva combattuta dal Comitato Internazionale della Quarta Internazionale per la quale, data la natura sempre più globale della produzione, non solo il contenuto della lotta di classe, ma anche la sua forma deve assumere un carattere globale.

I tentativi dei sindacati di intervenire per strangolare la lotta dei lavoratori in un paese dopo l’altro sottolineano il carattere reazionario di queste organizzazioni, radicate nel sistema dello stato nazione e nella difesa del capitalismo. Rappresentano ostacoli alla necessità imperativa di unificazione globale della classe operaia.

Nuove organizzazioni – comitati di base nelle fabbriche e nei posti di lavoro, indipendenti dai sindacati – sono urgentemente necessarie per unificare le lotte di diverse sezioni della classe lavoratrice a livello internazionale. Se i conducenti di Uber e Lyft possono iniziare a organizzarsi autonomamente, possono farlo anche i lavoratori del settore automobilistico, i lavoratori di Amazon e tutte le aree della classe lavoratrice.

Allo stesso tempo, la classe operaia deve condurre la sua lotta su una prospettiva basata sulla liberazione delle forze produttive dalla morsa degli oligarchi aziendali.

Sotto il capitalismo, gli sviluppi della scienza e della tecnologia, come Internet, la proliferazione di telefoni cellulari, il GPS e la tecnologia dell’auto senza conducente sono usati per arricchire la classe di proprietari e investitori aziendali, piuttosto che migliorare la qualità della vita della maggioranza. Nel frattempo, la rivalità tra stati-nazione entra continuamente in conflitto con lo sviluppo razionale dell’economia globale, sollevando lo spettro della guerra commerciale e mondiale. Il potenziale progressivo delle conquiste della conoscenza dell’umanità può essere realizzato solo quando la classe operaia, la grande maggioranza della società, prende il controllo delle forze produttive e le organizza su scala globale, in modo razionale e pianificato. Per portare avanti questa trasformazione, la classe operaia richiede un movimento politico internazionale basato su un programma socialista volto a mettere il potere nelle sue mani. Questa è la lotta avanzata dal Comitato Internazionale della Quarta Internazionale, dalle sue sezioni affiliate e dal World Socialist Web Site .

McDonald’s e lo sfruttamento degli anziani

AARP foundation, organizzazione benefica impegnata nella lotta alla povertà senile, stringe un accordo con McDonald's per impiegare lavoratori over 50. Mentre il sistema previdenziale statunitense mostra tutta la sua debolezza, si aprono nuove frontiere per il lavoro sottopagato.
di Claudia Stanghellini - 13 Maggio 2019   
Secondo le statistiche, nel 2017, negli Stati Uniti, più di 7 milioni di persone oltre i 65 anni di età sono state rinvenute in stato di povertà, assoluta o relativa. La causa risiede, nella maggior parte dei casi, nella debolezza del sistema previdenziale statunitense. Il modello di welfare liberale, infatti, caratteristico dei paesi anglosassoni (Regno Unito, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Canada), fornisce un basso livello di protezione sociale e prevede un elevato ricorso al mercato per l’acquisto di assicurazioni private, tra cui, oltre a quella sanitaria, anche quella previdenziale. L’obiettivo di questo modello sarebbe quello di creare una rete di protezione sociale minima per tutti, a cui può essere aggiunta – su base volontaria – un’ulteriore assicurazione privata ottenibile sul libero mercato; ma, nella realtà dei fatti, 85 milioni di americani non hanno dei fondi pensione e la maggior parte di loro ha stipulato piani assicurativi fortemente inadeguati. 
La soluzione? 
Scrive Teresa Ghilarducci, professoressa di economia e direttrice della New School for Social Research’s Retirement Equity Lab: «America romances low wage jobs and obsessively depends on work as the answer. No friends? Answer: work. Lack structure in your day? Answer: work. No pensions? Answer: work». 
È, infatti, una ben consolidata politica quella di incoraggiare gli anziani a continuare a lavorare fino – almeno – ai 70 anni di età: «The Social Security system rewards people for delaying claiming their Social Security benefits until the age of 70. Lifetime benefits rise by 70% if you delay claiming for 8 years between 62 and 70». Peccato, però, che solo l’8% degli statunitensi sia nelle condizioni di ritardare il proprio pensionamento; avviene così che la maggior parte delle persone richieda comunque la propria quota prima dei 65 anni, quota che, in moltissimi casi, non è sufficiente a garantire delle condizioni di vita dignitose.
Siccome al peggio non c’è mai fine, i disagi sociali, frutto di un certo sistema economico e politico, tendono a sommarsi, con esiti del tutto drammatici. Secondo l’OECD, infatti, negli Stati Uniti un lavoro su cinque è sottopagato.
Oltre al danno, dunque, anche la beffa. Non solo i lavoratori di età cronologicamente più avanzata rischiano di trovarsi in serie difficoltà economiche al sopraggiungere della pensione, ma l’unica risposta economica e sociale che sembra venire offerta loro è quella di un misero lavoro a basso livello salariale: «The jobs older Americans have aren’t great, 15% of older Americans with college educations earn less than $15 per hour».
Insomma: non è sufficiente sfruttare i giovani – che si sa, hanno tutto da imparare, e devono fare la gavetta; che poi, con la suddetta gavetta, si possa anche non arrivare da nessuna parte, quello è un altro discorso -, ma ci si sente pure autorizzati a sfruttare gli anziani, con l’ipocrita scusa che, così facendo, li si salva dalla povertà! Incredibile a dirsi, ma è proprio così: il sistema pensionistico statunitense favorisce, seppur indirettamente, il lavoro a basso costo – di denaro, ma alto in termini di ore e stress psico-fisico. D’altronde è chiaro: perché si possa sfruttare vi devono essere degli sfruttabili, ossia persone che non avendo alternative siano disposte al tutto e per tutto. 
Assurdità per assurdità, non solo queste iniquità sono garantite dallo sistema previdenziale (sic!), ma sono oltretutto cavalcate, senza ritegno, da certe organizzazioni benefiche – che poi, benefiche: l’unico beneficio di immediato riscontro è quello delle nutrite donazioni che vengono incamerate nei loro forzieri.
È il caso dell’AARP che, recita il suo slogan, “Lotta per un futuro senza povertà senile!”. La notizia, di poche settimane fa, è dell’avvenuto accordo siglato tra la fondazione e – signori e signore! – una multinazionale d’eccezionale, uno dei brand che hanno fatto l’America e che potrà dare una speranza a tutti gli over50 senza futuro: McDonald’s
Avete capito bene: siccome i giovani non possono essere adeguatamente sfruttati in determinate fasce orarie – sia mai che vogliano studiare e cercare di costruirsi una nobile professione per il domani -, ben vengano dipendenti più senior a svolgere mansioni ben retribuite, da svolgersi a ritmi notoriamente rilassati. 
In un comunicato stampa, il direttore del personale di McDonald’s, Melissa Kersey, ha dichiarato che: «Grazie, in parte, alla nostra nuova collaborazione con AARP e AARP Foundation, stiamo cercando di rendere McDonald’s un luogo in cui le persone, in ogni fase della loro vita lavorativa, possano vedersi crescere e maturare, portando nel frattempo stabilità e una prospettiva diversa da cui ognuno possa imparare».
Tanto, davvero troppo zuccheroso questo quadretto da Mulino Bianco, mentre nel retrobottega Banderas s’è già mangiato tutte le uova, insieme alla gallina.    

CONFESSIONI DI UN PRIMARIO ONCOLOGO



AMARE E CORAGGIOSE CONFESSIONI DI UN PRIMARIO ONCOLOGO

LETTERA

INTERESSANTI AFFERMAZIONI DEL CHIRURGO-ONCOLOGO ERMANNO LEO

Ciao Valdo, ti segnalo questo video in cui l’oncologo e famoso chirurgo Ermanno Leo, primario presso l’Istituto dei Tumori di Milano, ammette il fallimento della medicina nella cura dei tumori. Anche se la visione globale del dr Ermanno Leo si discosta di molto dall’impostazione igienista, direi che vadano messe comunque in risalto alcune sue affermazioni.

180 MILA MORTI DI TUMORE ALL’ANNO IN ITALIA LA DICONO LUNGA

Eccole: “Io, purtroppo, nella mia carriera ho mangiato cancro per quasi 40 anni e ora sono qui a fare quasi un mea culpa. Come oncologo sono profondamente deluso e rendo omaggio a chi non ce l’ha fatta. A me interessa un dato. In Italia ogni anno ci sono 180000 morti di tumore. Se questo è un segno di successo, io vado ai giardini pubblici.”

IL CANCRO È DIVENTATO UN AFFARE E OCCORRE CAMBIARE REGISTRO

“Il timore mio, e me ne assumo completamente la responsabilità, è che il cancro sia diventato in questi decenni un affare, insieme alle guerre”. “Tutti sanno che la soluzione del cancro non sarà legata alla chemioterapia. Bisognerà cambiare completamente registro”. “Io sono scandalizzato. Esistono in Italia 800 società medico/scientifiche!!! Pare che tutti siano scienziati!!! Non siamo preoccupati della fuga di cervelli all’estero ma degli imbecilli che restano qua”.
Elena Fasulo

Fonte

ECOLOGIA UMANA


  Gilan ©

di Gianni Lannes


Stagioni naturali? Addio genere umano. Non accadrà fra due o tre secoli, ma ora, adesso. I dinosauri ne sanno qualcosa. È in atto la più grave estinzione di massa della storia di Gaia: le prime vittime saranno i nostri figli e i nipoti che forse non verranno più.

Nonostante gli allarmi pluridecennali lanciati dalla comunità scientifica, l’economia e la politica ignorano il mutamento climatico indotto dalle attività industriali e più ancora belliche. La dittatura del dominio è incardinata soprattutto sul consumo degli idrocarburi.
 I disastri ambientali non sono una follia del pianeta Terra o una maledizione divina, madre Natura non c’entra, ma le conseguenze dello sfruttamento economico indotto dall’uomo.

Occorre passare - non alle calende greche - dal paradigma economico a quello etico. La rivoluzione ecologica, se mai ci sarà, non partirà da decisioni politiche, perché chi governa malamente il mondo, viene eletto proprio per mantenere questa catastrofica situazione (date un'occhiata, per esempio, agli sgangherati e telecomandati politicanti italidioti d'ogni risma, o peggio ai ras dell'unione affaristica europea). Non sarà scientifica, poiché gli scienziati ancora non sanno come sostituire con altre fonti energetiche i 95 milioni di barili di petrolio che gli umani consumano ogni giorno. Senza indugi va scardinato il dogma della crescita perpetua. In altri termini, occorre una trasformazione ben più profonda, vale a dire spirituale.

Altri valori, non il culto del calcolo e del tornaconto egoistico. Va annichilita la religione dello sviluppo economico e sostituita con la condivisione, la bontà, la generosità, l’amore. Utopia? La prima rivoluzione è interiore o sarà la nostra fine per sempre.


Riferimenti:

Gianni Lannes, TERRA MUTA, Luigi Pellegrini editore, Cosenza, 2013 

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=ecologia 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2019/05/clima-di-guerra.html