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martedì 18 giugno 2019

Vaccini: una battaglia condotta male

DI CARMENTHESISTER - GIUGNO 16, 2019 
Pubblichiamo un importante contributo alla diatriba sui vaccini, che sposta i termini del problema rispetto alla solita contrapposizione tra favorevoli e contrari basata da un lato sulla messa in discussione della loro utilità, e dall’altro sulla valutazione dei fattori di rischio. La voce questa volta è italiana, ed è quella del dott. Paolo Mainardi, secondo il quale, a prescindere dalla effettiva utilità dei vaccini (e a questo proposito, possiamo aggiungere, la cosa veramente sicura è che sono un bancomat per le multinazionali), occorre comprendere bene la loro pericolosità, che va valutata non tanto guardando a quello che può contenere il vaccino, come metalli, nanoparticelle o altri inquinanti dei vaccini dagli effetti controversi e non dimostrati, quanto all’azione infiammatoria del vaccino in sé, che un organismo ancora vulnerabile come quello dei bambini piccoli o comunque debole per varie cause, può non riuscire a gestire, aprendo la strada a gravi patologie come ad esempio l’autismo. La conclusione è che se si ha a cuore la salute dei bambini, e delle persone in generale, protocolli vaccinali standard non sono ammissibili, ma la battaglia va portata avanti sui giusti binari, perché combattere contro falsi nemici consente gioco facile ai difensori dei vaccini.
Le argomentazioni di Paolo Mainardi sono il frutto di una appassionata ricerca condotta ormai da decenni  e basata sulla integrazione di varie discipline, dalla chimica alla biologia e fisiologia, alla fisica delle nanoparticelle, ricerca che l’ha condotto a comprendere l’importanza dell’asse intestino-cervello nelle diverse patologie, e alla conclusione che l’infiammazione cronica intestinale sia la causa patogenetica di molte, se non tutte, le patologie, conseguendo molti risultati incoraggianti. Quiqui e qui per altri approfondimenti, e intanto buona lettura.

di Paolo Mainardi, 20 Maggio 2019

Vaccini e autismo

I vaccini sono responsabili dell’autismo?

Argomento molto caldo, oggi, che divide la popolazione in 2 gruppi: quelli favorevoli al 100% e quelli contrari al 100%.

L’inizio della storia può essere collocata nel 1993, quando un giovane ricercatore inglese, Wakefield, pubblica su The Lancet  la presenza del virus del morbillo nel tessuto intestinale di pazienti affetti da S. di Crohn (13 su 15 pazienti) (1). Secondo Wakefield, il virus del morbillo è capace di causare una  infezione permanente intestinale e la S. di Crohn può essere causata da una vasculite gralumatosa in risposta a questo virus.

Nel 1995 pubblica uno studio che riporta come il vaccino contro il morbillo costituisca un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD). (2) Nello studio di Wakefield il gruppo vaccinato presentava un rischio relativo di sviluppare la malattia di Crohn di 3,01 (IC 95% 1,45-6,23) e di sviluppare la colite ulcerosa di 2,53 (1,15-5,58). Secondo Wakefield il vaccino MMR provoca lesioni e infiammazioni del tratto digerente che poi arrivano al cervello.

La critica allo studio di Wakefield si basò sul fatto che i primi segni di infiammazione furono osservati dopo che i bambini erano stati diagnosticati con autismo, non prima, quindi i sintomi dell’autismo precedevano qualsiasi danno intestinale.

Da allora molti studi sono stati fatti per verificare se i vaccini MMR causassero IBD o coliti ulcerative, ma senza arrivare a nessuna conferma. (3)

I seguaci di Wakefield iniziarono a colpevolizzare i metalli o le nanoparticelle presenti nei vaccini, convinti che una elevata permeabilità della membrana intestinale (infiammazione) lasciasse passare metalli, nanoparticelle o patogeni in grado di raggiungere il cervello e provocare danni. Ipotesi fatte senza conoscere e tenere conto dei processi endogeni di detossificazione, senza saper cosa sono le metallotionine, il loro ruolo e come stimolarne la produzione. Ancora oggi è di moda proporre metodi per detossificare il corpo che non tengono minimamente conto dei metodi endogeni.

Wakefield cercò di correlare i vaccini MMR alle forme più severe di infiammazione intestinale: il Crohn’s e la colite ulcerosa, ma patologie infiammatorie intestinali (IBD), come dolore addominale, meteorismi, diarrea costipazione e flatulenza, sono largamente riportati nell’autismo, oggi più di 280 articoli su pubmed confermano l’osservazione iniziale di Wakefield. (4)

Wakefield aveva visto giusto, ma non è quanto può passare attraverso una membrana intestinale infiammata a causare danni cerebrali, quanto l’infiammazione stessa

Infiammazione. 

I processi che abbiamo chiamato infiammatori sono in realtà processi comunicativi tra organi, con la riparazione come oggetto della comunicazione.

I processi riparativi tissutali sono portati avanti principalmente dalle citochine, una grande famiglia di piccoli peptidi, ognuna con compiti specifici, che sono inviati sul tessuto da riparare (5). Le prime citochine che arrivano sono  quelle pro-infiammatorie, che provocano necrosi, ovvero producono un danno enormemente maggiore di quello che hanno trovato. Poi arrivano quelle antiinfiammatorie che ricostruiscono i tessuti utilizzando le staminali (queste non mancano mai, sono riformate tutte le volte che le usiamo). La risposta infiammatoria è gestita dal microbiota in base alla sua “forza”, ovvero alla sua biodiversità dei ceppi batterici. Se è debole, allora si cade in quella che abbiamo definito infiammazione cronica, dove siamo capaci di produrre le prime citochine pro-infiammatorie, ma produciamo citochine anti-infiammatorie diverse da quelle capaci di ricostruire.


Non è un caso che l’infiammazione cronica sia stata definita la “madre delle patologie”. (6)

Alla nascita abbiamo acquisito pochi ceppi batterici durante la vita fetale, poi, soprattutto durante lo svezzamento, veniamo infestati e aumenta la biodiversità dei ceppi. Nell’anziano questa biodiversità si riduce e in questo periodo della vita è nota la “fragilità dell’anziano”, definita come una ridotta capacità a riparare i danni che subiamo continuamente dall’ambiente.

Alla riduzione della biodiversità dei ceppi batterici corrisponde, infatti, una risposta infiammatoria cronica, ossia incapace a ricostruire i tessuti danneggiati. Analoga situazione l’abbiamo nei primi giorni di vita, dove la definiamo “vulnerabilità”. La bassa diversità dei ceppi batterici rende il neonato incapace a gestire importanti risposte infiammatorie e produce una propensione a cadere in una risposta infiammatoria di tipo cronico (capace a demolire, ma non ricostruire).


Questo tipo di infiammazione è quello più propenso a migrare su altri organi. (7)

Questo tipo di infiammazione, quando parte dal cervello (esempio dopo trauma cranico) e arriva sulla membrana intestinale, provoca danni anatomici strutturali, veri “buchi”, a cui corrisponde una maggiore permeabilità.


Lo stesso tipo di danno è immaginabile quando parte dall’intestino e arriva al cervello. Provoca danni neuroanatomici strutturali: IL-6 elevation in the brain is involved in the mediation of autism-like behaviors through impairments of neuroanatomical structures and neuronal plasticity. (8)

I meccanismi di riparazione del cervello sono diversi da quelli di altri tessuti. Il cervello funziona attraverso le circuitazioni neuroni, non i singoli neuroni. Il processo infiammatorio riparativo del cervello, quindi, consiste in una prima fase dove le citochine pro-infiammatorie inibiscono la sinpatogenesi, ossia quei processi che consentono la realizzazione delle circuitazioni neuronali, questo facilita il distacco di eventuali neuroni malfunzionanti, poi arrivano le citochine anti-infiammatorie che riattivano i processi di sinaptogenesi e se occorre di neurogenesi, in modo da reclutare, o formare se necessario, altri neuroni limitrofi ben funzionanti. In caso di risposta infiammatoria cronica, le citochine anti-infiammatorie prodotte sono inabili a realizzare nuove circuitazioni. In questo caso si è capaci di staccare i neuroni malfunzionanti, ma non si è capaci di sostituirli con altri ben funzionanti. Le citochine partecipano anche al neurosviluppo, che non può procedere correttamente se portato avanti da citochine incapaci. (9)

Gravidanza 

Le citochine anti-infiammatorie sono anche utilizzate dalla donna in gravidanza per realizzare i tessuti del feto. Lo sconvolgimento del microbiota durante la gravidanza non è dovuto alla necessità di nutrire il feto, ma di realizzarne i tessuti. La donna in 9 mesi realizza 3-4 kg di tessuti, non è una passeggiata.

Se la Natura valuta il microbiota della donna troppo debole per gestire questi processi, impone delle condizioni di infertilità. Forzare fertilità senza risolvere i motivi del blocco aumenta la vulnerabilità a patologie del neurosviluppo. Infatti se la donna cade in infiammazione cronica durante la gravidanza, i tessuti che sta realizzando sono realizzati da citochine incapaci. Anche la velocità d formazione del feto dipenderà dalla forza del microbiota della donna. Se è debole possiamo avere neonati più immaturi alla nascita e con maggiori sedi di future vulnerabilità.

Un’attenta anamnesi spesso consente di identificare dei potenziali rischi, come aborti spontanei, nascite premature, aumento eccessivo di peso da parte della mamma o del feto, diabete gravido come periodi di infertilità precedenti.

Questi neonati, nati più immaturi, hanno un sistema digerente più immaturo, meno capace di digerire i cibi (cibo indigerito nelle feci) e necessiterebbero di protocolli di svezzamento, che dura a fino a 7 anni di vita, più graduali. La maggior debolezza del loro microbiota, meno diversificato nei ceppi, li rende più propensi a risposte infiammatorie di tipo cronico, ovvero quelle incapaci a ricostruire. Un sistema digerente che non è riuscito ad essere avviato correttamente, non riesce a “mettere in sicurezza” l’ambiente intestinale, mantenendo così cibi mal digeriti che mantengono una infiammazione intestinale cronica.

Vaccini e infiammazione 

Il vaccino scatena una risposta infiammatoria. Se il microbiota è capace a gestirla, non produce danni, se è debole si ha un rialzo febbrile, se è ancora più debole si ha una forte e prolungata risposta febbrile, ma se è ancora più debole si può avere una risposta infiammatoria di tipo cronico che raggiunge il cervello e impedisce i normali processi di plasticità neuroni. Le circuitazioni neuroni di questi bambini vengono continuamente demolite e non ricostruite, a seconda delle aree colpite, anche su predisposizione genetica, si hanno i diversi sintomi delle diverse forme di autismo.

Conclusioni.

La vera colpa dell’autismo è un microbiota debole: quello della mamma in gravidanza, che non riesce a mantenere una adeguata velocità di crescita fetale, che, se cade in infiammazione cronica, realizza tessuti danneggiati, quello del neonato che non è capace a gestire un “normale” svezzamento, o è così immaturo ad aver anche problemi a digerire il colostro. Nei casi in cui ci siano fattori di rischio, come precedenti periodi di infertilità della donna, precedenti aborti spontanei, gravidanze difficili, eccessivo aumento ponderale della donna o del feto, diabete gravidico, parto pre-termine, podalico, ritardato,…, occorre procedere con maggiore cautela . Non sono applicabili protocolli standard di svezzamento, terapeutici e nemmeno vaccinali.

Quale la cura. 

Ripetere quanto avviene dopo la nascita (protocollo restart) in modo da “riavviare” gradualmente il sistema digerente. Lavorare per poter inserire tutti gli alimenti, anche quelli complessi, in modo da emulare quanto avviene durante lo svezzamento, che consiste nel portare il digerente in palestra. Il cibo è il suo allenatore.



Riferimenti bibliografici

(1) Wakefield AJ, Pittilo RM, Sim R, Cosby SL, Stephenson JR, Dhillon AP, Pounder RE. Evidence of persistent 1 measles virus infection in Crohn’s disease. J Med Virol. 1993 Apr;39(4):345-53.

(2) Thompson NP, Montgomery SM, Pounder RE, Wakefield AJ. Is measles vaccination a risk factor for 2 inflammatory bowel disease? Lancet. 1995 Apr 29;345(8957):1071-4. Davis RL, Bohlke K. Measles vaccination and inflammatory bowel disease: controversy laid to rest? Drug Saf. 3 2001;24(13):939-46.

(3) Chaidez, V., Hansen, R. L., and Hertz-Picciotto, I. (2014). Gastrointestinal problems in children with autism, 4 developmental delays or typical development. J. Autism Dev. Disord. 44, 1117–1127

(4) Andreasen AS, Krabbe KS, Krogh-Madsen R, Taudorf S, Pedersen BK, Møller K. Human Endotoxemia as 5 a model of systemic inflammation. Curr Med Chem. 2008;15(17):1697-705

(5) Stig Bengmark, Acute and ‘‘chronic’’ phase reaction – a mother of disease. Clinical Nutrition (2004) 23, 1256– 6 1266

(6) Riazi K, Galic MA, Pittman QJ. Contributions of peripheral inflammation to seizure susceptibility: cytokines 7 and brain excitability. Epilepsy Res. 2010 Mar;89(1):34-42.

(7) Wei H, Alberts I, Li X. Brain IL-6 and autism. Neuroscience. 2013 Nov 12;252:320-5. 8

(8) Goines PE, Ashwood P. Cytokine dysregulation in autism spectrum disorders (ASD): possible role of the 9 environment. Neurotoxicol Teratol. 2013 Mar-Apr;36:67-81.

La grande sostituzione

A proposito della trasmissione "L'approdo" condotta da Gad Lerner del 18 giugno 2019, ospiti Sofia Ventura (docente di scienza delle comunicazioni) e Adriano Prosperi(accademico dei Lincei) sul tema dell'immigrazione, altrimenti detta "grande sostituzione".

martedì 28 maggio 2019

Quando raglia l'asino col camice bianco

a) La medicina non è una scienza.
La matematica, la logica, la biologia, la chimica e la fisica sono scienze. La medicina è una pratica. 
E il motivo di questa distinzione non è piccolo né insignificante: le scienze sono esatte nella misura in cui fanno riferimento a modelli teorici. In teoria, infatti, 2+2 farà sempre 4 all'interno di un determinato sistema di calcolo. In medicina però non si lavora su modelli teorici, su numeri e teorie astratte, ma sul corpo delle persone, che è tutt'altro che teorico o astratto. Per chi avesse difficoltà a capire la differenza: le teorie sono basate su modelli teorici, calcoli matematici. 
La pratica si confronta con contesti reali: un corpo umano che reagisce in modo sempre e comunque diverso da qualsiasi altro corpo umano allo stesso medicinale, allo stesso trattamento, perché ogni singola persona è diversa da un'altra. Figurarsi poi considerando gli infiniti elementi di contesto: alimentazione, età, stato di salute, abitudini, anamnesi – solo per dirne alcune.


E qui sta il punto: quando si tenta di forzare la medicina a diventare una scienza, ad esempio con scemenze come la teoria dell'effetto gregge, i risultati sono catastrofici. Perché se anche in teoria, sui numeri, si può calcolare che superando il 95% di soglia vaccinale ecco che il morbillo smette di diffondersi, la pratica poi sbugiarda questa bella teoria. Ed ecco che abbiamo contagi e vere e proprie epidemie anche in popolazioni vaccinate al 95, al 96, al 97, 98, al 99 e persino al 100%. e non “qualche volta”: un sacco di volte. Perché? 

Perché le teorie pretendono di semplificare la realtà, che è composta di TANTISSIMI fattori, riducendola a poche variabili. E quando la realtà sbugiarda queste teorie, cosa fanno gli asini in camice bianco? Forse che ammettano che no, la medicina s'è sbagliata, amen? Ma figurarsi, strepitano che le loro teorie sono validissime: è la realtà a sbagliarsi. E quindi la negano, la ignorano, la squalificano costantemente, piegando il dato di fatto alle loro tanto amate teorie, al loro tentativo, comico quando non criminale, di trattare la medicina come fosse una scienza. 


b) I vaccini salvano delle vite?


Tra tutte le ragliate degli uomini in camice bianco, questa è una delle più grottesche. Vedete, le vaccinazioni sono trattamenti sanitari preventivi. Vengono inoculati a persone sane, nella ipotesi che prevengano patologie future. Le cure mediche sono invece trattamenti di una patologia presente, e vengono somministrate a persone malate, per cercare di aiutarle a guarire. Ciò premesso, affermare che un vaccino abbia salvato la vita anche una sola persona è scientificamente una emerita scemenza. Il perché è semplice: quando una persona viene vaccinata è sana, dunque non sta rischiando proprio un bel niente. Se in seguito “non si ammala” o se “non muore” per una malattia, non è scientificamente provabile che la causa sia stata la vaccinazione. Sarebbe come affermare che tal dei tali “non è morto investito da un autobus perché ha detto le preghiere prima di uscire”. 

L'unico criterio che può essere usato per indicare queste correlazioni è quello statistico, e difatti è sulla statistica che ci si appoggia per rivendicare queste strabilianti vittorie della medicina preventiva. Peccato però che la statistica possa solo indicare una correlazione teorica e non possa indicare in alcun modo una correlazione causale. Sì: in quella regione tre anni fa sono morti 100 bambini per complicanze da morbillo. Sì, l'anno scorso abbiamo fatto il vaccino a tutti i bambini della regione, sì, quest'anno sono morti 50 bambini. Correlazione statistica: ma scientificamente provata? 

No, scientificamente NON provata. Nessun nesso di causalità, ci spiace tanto. Perché questo elemento è particolarmente importante? Perché dimostra precisamente come gli asini in camice bianco pretendano di trasformare la medicina in una scienza, quando non lo è: è una pratica, che lavora sull'approssimazione. Non è una scienza, che lavora su calcoli precisi ed esatti. Spacciarla per scienza è una pura e semplice truffa. Umanamente patetica, pragmaticamente assai pericolosa, visto che il palio ci sono la salute e la stessa vita delle persone, non cifre teoriche. Ma quel che può apparire un tentativo grottesco in buona fede, diventa invece criminale e in mala fede quando gli stessi asini in camice bianco che pretendono di affermare che “i vaccini salvano vite” ragliano a tutto spiano che “non c'è correlazione tra vaccinazione e reazione avversa grave”. 

Ma come? Prima si usa la sola correlazione statistica, si ignora la totale assenza di un nesso causale provabile tra vaccinazione e “non morte” e si spaccia come un “dato scientifico” che “i vaccini salvano vite” e poi la stessa correlazione statistica diventa del tutto inutilizzabile quando correla le vaccinazioni stesse alle reazioni avverse peggiori, agli aborti delle donne gravide, alle morti in culla? Eh no, cari asini col camice bianco: qui i casi sono due: o la correlazione statistica è scientificamente rilevante per tutte e due le cose, oppure non vale per nessuna delle due. c) la medicina è un toccasana proprio.

Quando scrivo che questa tensione a trasformare la medicina in una scienza è criminale, lo scrivo per questo motivo: negli USA la terza causa di morte è la medicina. Le terapie mediche sono il killer numero tre delle popolazioni industrializzate. Perché? Perché nel cercare di spacciare la medicina per una scienza, i dottori si sono scordati di visitare i loro pazienti, di valutare i casi singolarmente, uno per uno, usando esperienza, osservazione, intuito e attenzione. 

Le fila di asini raglianti in camice bianco che vengono sfornati in serie, come cloni, dalle università considerano solo i loro bei modelli teorici, si basano sulle indicazioni scritte nei libri, su studi condotti chissà dove, su chissà chi, con chissà che criteri e non fanno che prescrivere pilloline, punture, farmaci di cui nemmeno conoscono davvero effetti e controindicazioni. Fare il medico è diventato un lavoro da burocrate, un gioco al pc in cui i pazienti sono solo caselle da riempire di medicinali a seconda dei sintomi standard - non più persone, ciascuna unica, da osservare, conoscere, comprendere per poterla aiutare a restare o tornare sana. “Curare” è diventato “spacciare farmaci”, e il “primum non nocere” è finito allegramente giù per il tubo del cesso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la medicina non ti cura più: prima ti insulta, poi ti ammazza. 

Stefano Re

Fonte

PSICOFARMACI Una storia di tradimento

Gli psicofarmaci sono diventati la panacea per curare le afflizioni e lo stress della vita moderna. Sono usati in scuole, case di cura per anziani, centri di riabilitazione dalla droga e nelle carceri.Gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina sono antidepressivi che notoriamente causano disturbi neurologici, come per esempio violenti tic che deformano il viso e il corpo.


Il 60% delle persone che li hanno assunti accusa disfunzioni sessuali.Gli ultimi farmaci antipsicotici possono causare in chi li assume, arresto respiratorio, attacchi di cuore, diabete e infiammazione del pancreas.Nel 2002 sono state scritte più di 100milioni di prescrizioni di antidepressivi. A livello mondiale la vendita di antidepressivi ha superato i 15,6miliardi di dollari, mentre la vendita di antipsicotici ha ora raggiunto in un anno la cifra di 9,8 miliardi di dollari. Malgrado i devastanti effetti collaterali, in Francia una prescrizione su sette, coperta dalla mutua, include un farmaco psicotropo è più del 50% dei disoccupati (circa 1 milione e 800mila) ne fa uso.


L’evoluzione degli psicofarmaci è stata un processo di nuovi sviluppi decantati come “miracolosi”,ma che, in seguito, si sono rivelati essere disastrosi e, in alcuni casi, anche letali.

Primi del 1900:
I barbiturici (farmaci sedativo-ipnotici), furono introdotti per controllare il comportamento del paziente. Nel 1978, il Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs americano, propose di imporre controlli sui barbiturici, poiché erano “più pericolosi dell’eroina”.
Anni ‘30:
L’uso delle anfetamine era usato come antidepressivo e fu promosso che non creavano “reazioni pericolose”. Tuttavia, furono immediatamente riportati casi di dipendenza e “psicosi da anfetamina”, ma questa informazione non fu resa nota ai consumatori.
1943:
LSD, inizialmente fu sviluppato come uno“stimolante” circolatorio e respiratorio e divenne una panacea in campo psichiatrico negli anni‘50 come “cura” per quasi ogni cosa, dalla schizofrenia al comportamento criminale, dalle perversioni sessuali all’alcolismo. Gli effetti collaterali come attacchi di panico, allucinazioni
confusione, depersonalizzazione e aborto, non furono rivelate.
Anni ‘50:
L’ecstasi fu originariamente sviluppata ed usata senza successo come sostegno alla psicoterapia nellaGermania del 1914. Oggi è una delle più pericolose droghe illegali o da “strada”.

Nella Parigi occupata dai nazisti nel 1942, i ricercatori scoprirono la fenatiazina (sostanza cristallina giallastra usata per tinture e insetticidi) che diminuiva l’attività del sistema nervoso centrale. Negli anni ‘50, il farmaco fu venduto sotto vari nomi, incluso clorpro-mazina, Largactil e Torazina. Solo nel 1972 i pazienti furono avvisati degli effetti inabilitanti dei farmaci, che comprendevano danni irreversibili al sistema nervoso e una reazione tossica mortale che uccise circa un centinaio di americani. I decessi negli altri paesi sono sconosciuti.
1957:
Gli Inibitori delle Monoamino Ossidasi (MAOI),sviluppati all’origine per curare la tubercolosi, ma riti-rati dal mercato poiché causavano l’epatite, furono usati come antidepressivi. Alcuni cibi e bevande come il formaggio, il vino e la caffeina interagivano con questi farmaci e causavano cambiamenti nella pressione sanguigna e rappresentando una minaccia per la salute. In alternativa, nel 1958, furono sviluppati gli anti-depressivi triciclici a lunga azione ma causavano intontimento, sonnolenza, difficoltà nel pensare, mal di testa e aumento di peso


Anni ‘60:
I tranquillanti minori o benzodiazepine divennero noti come il “piccolo aiutante della mamma” questo perché erano prescritti ad un alto numero di donne.Non fu mai reso noto ai consumatori che potevano dare assuefazione dopo diverse settimane di somministrazione.
Anni ‘60:
Usato originariamente per invertire il coma indotto da barbiturici, lo stimolante simile alla cocaina, Ritalin (metilfenidato) fu usato per problemi di comportamento dell’infanzia e per “l’iperattività”. Nel 1971, il Ritaline altri stimolanti simili furono inseriti nella stessa categoria della morfina, cocaina e oppio.
Anni ‘80 – ‘90:
Gli antidepressivi SSRI (Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) furono venduti come“un capolavoro della medicina” e, di fatto, come privi di effetti collaterali. Quattordici anni dopo finalmente furono resi noti ai consumatori i potenziali effetti collaterali e i disordini neurologici, incluso tic fisici che creano violente smorfie del viso (indice di un potenziale danno cerebrale) e il fatto che questi farmaci possono causare il suicidio e comportamenti violenti.
Anni ‘90:
I nuovi neurolettici “atipici” o i farmaci antipsicotici usati per la schizofrenia furono acclamati come trattamenti di “svolta”, nonostante alcuni studi degli anni‘60 collegavano questi farmaci ad arresti respiratori e attacchi cardiaci. Ora stanno emergendo casi in cui questi farmaci stanno causando diabete ed infiammazione al pancreas.

Oggi:
I tranquillanti minori sono prescritti ad almeno 17milioni di persone in tutto il mondo e la scrittrice Beverly Eakman riferisce che “le nazioni dell’Europa occidentale si trovano di fronte a livelli epidemici di cittadini che stanno venendo resi schiavi dei tranquillanti ed anche degli antidepressivi”.
3
In Spagna, l’uso di antidepressivi è aumentato del 247% negli anni 90, con le vendite che sono aumentate di tre volte e quelle degli ansiolitici di quattro volte a partire dal 2000.
4
Nel 2004 in Gran Bretagna, gli scienziati hanno scoperto che un certo tipo di SSRI è consumato in tale quantità che ora vi sono tracce di esso nell’acqua potabile della nazione. I farmaci viaggiano attraverso la rete delle acque di scolo e sono riciclate nell’impianto idrico dell’acqua potabile. Secondo il portavo-ce del movimento ambientalista, il parlamentare Norman Baker: “Questo potrebbe sembrare un caso di velata cura di massa ai danni di un pubblico ignaro ed un problema sanitario potenzialmente molto preoccupante”.
5
In coincidenza, il mondo oggi sta soffrendo di problemi sociali enormi e che hanno una portata internazionale, ivi compreso abuso di droghe e violenza.


PSICHIATRIA
Come rende il mondo schiavo della droga


http://altrarealta.blogspot.it/

Solo la ribellione eviterà un’apocalisse ecologica

DI GEORGE MONBIOT

Non verrà nessuno a salvarci. Serve che una disobbedienza civile di massa spinga i politici a dare una risposta

 “C’è gente che già vive la catastrofe della natura, ma a differenza di quelli che vivono nel mondo ricco, non può più permettersi di crogiolarsi nella disperazione ed è costretta a rispondere in modo pratico.” – Foto: Guillem Sartorio / AFP / Getty Images
Se ci fossimo impegnati a prevenire la catastrofe ambientale, con gli stessi sforzi che abbiamo fatto per inventarci scuse per non fare niente, avremmo già risolto il problema. Ora ovunque guardo, vedo persone impegnate in  tentativi furiosi per non accettare la sfida morale che ci si presenta.
L’ultima scusa che si sente è questa: “Scommetto che questi manifestanti hanno tutti il telefonino, vanno in vacanza e portano scarpe di lusso.” In altre parole, questa gente che protesta non è gente che vive nuda, dentro un barile e che cerca di sopravvive in mezzo all’acqua sporca. Certo, se venisse a protestare uno che vive nudo, dentro a un barile  non lo ascolteremmo nemmeno, perché uno così deve essere una specie di hippie mezzo matto. Chiunque parli a nome di quella gente o che porti un loro messaggio si squalifica da sé, per troppa innocenza o per mancanza di credibilità.
Mentre la crisi ambientale aumenta di giorno in giorno e mentre i movimenti di protesta come YouthStrike4Climate  e  Extinction Rebellion ci rendono più difficile non vedere quello che sta succedendo, le gente si sta inventando i modi più assurdi per tenere gli occhi chiusi e per non assumersi nessuna responsabilità. Alla base di comportamenti c’è una convinzione profondamente radicata che se davvero siamo nei guai, da qualche parte arriverà qualcuno pronto a darci una mano: in altre parole, ci aspettiamo che “loro” non lasceranno che succeda qualcosa anche a noi. Ma non c’è nessun loro, ci siamo solo noi.
Chiunque abbia seguito la politica negli ultimi tre anni, oggi si rende benissimo conto che chi ci governa è una classe di politici confusionaria, riluttante, lontana dal mondo e strategicamente incapace di affrontare anche una crisi a breve termine, per non parlare di una situazione esistenziale come quella ambientale. Malgrado tutto si sente in giro, un po’ ovunque, l’ingenua convinzione che il voto sia l’unica azione politica necessaria per cambiare un sistema. A meno che insieme al voto non si levi un coro concentrato di forti proteste – proteste che fanno richieste precise e articolate tra le quali possano trovare uno spazio per nascere delle nuove fazioni politiche – il voto, pur essendo essenziale, resta uno strumento ottuso e debole.
 I media, con poche eccezioni, fanno di tutto per essere contrari. Anche quando le televisioni fanno vedere le immagini di questi problemi, i commentatori evitano accuratamente di parlare dei governi, parlano di collasso ambientale come ci fossero delle forze misteriose e incontrollabili  a guidarlo e si limitano a proporre soluzioni irrisorie per dei problemi strutturali di un peso enorme.  Blue Planet Live, un documentario della BBC è un  esempio chiaro di questa tendenza.
Chi governa una nazione e plasma le linee del discorso pubblico non dà nessuna fiducia quando parla di conservazione della vita sulla Terra. Non esiste una autorità benevola che ci salva dal male. Non viene nessuno a salvarci e nessuno di noi ha un motivo legittimo per non rispondere alla chiamata che ci deve vedere uniti per salvare noi stessi.
Extinction Rebellion’s Fashion:  A Londra si è tenuto il  Circus of Excess, una protesta contro gli sprechi della moda usa e getta. Foto: Yui Mok / PA
Vedo inoltre che la disperazione è un altro motivo per cui non si vuole riconoscere l’esistenza del problema. Stando ben attenti a non toccare con mano quel certo tipo di  calamità che un giorno potrebbe toccare anche a noi, cerchiamo ipocritamente di nascondercela e di tenerla lontana da noi, trasformando la necessità di fare scelte concrete in una forma di terrore indecifrabile. Potremmo toglierci dalla coscienza il peso morale di dover fare qualcosa, affermando che è già troppo tardi per agire, ma facendo così stiamo condannando gli altri alla miseria o alla morte. La catastrofe è già arrivata in mezzo alla gente. Adesso. Ma differenza di chi vive nel mondo ricco che può ancora permettersi di crogiolarsi nella disperazione, c’è gente che deve già fare i conti con la realtà pratica. In Mozambico, in Zimbabwe e in Malawi, dopo le devastazioni del  Cyclone Idai, in Siria, in Libia e in Yemen, dove il caos climatico ha contribuito alla guerra civile , in Guatemala, in Honduras e  in El Salvador, dove la carestia, la siccità e la penuria del pescato hanno cacciato la gente da casa sua : la disperazione non è un’opzione. E’ stata la nostra non-azione a costringerli ad agire – a scappare da casa – sono loro che devono far fronte a quelle circostanze terrificanti causate principalmente dai consumi del mondo ricco.
I cristiani hanno ragione: la disperazione è un peccato.
Come ha scritto  Jeremy Lent in un suo recente saggio, quasi certamente è già troppo tardi per salvare qualcuna delle grandi meraviglie del mondo, come le barriere coralline o le farfalle monarca. Potrebbe anche essere troppo tardi per impedire che molte delle persone più vulnerabili del mondo perdano la casa. Dice anche che con ogni grado che sale di riscaldamento globale e con ogni aumento dei consumi di risorse materiali, saremo costretti ad accettare delle perdite ancora maggiori, ma dice pure che molte di quelle perdite possono ancora essere prevenute con una trasformazione radicale (del sistema).
Qualsiasi trasformazione non-lineare che è avvenuta nella storia ha sempre preso le persone di sorpresa. Come spiega Alexei Yurchak nel suo libro sul crollo dell’Unione Sovietica – Everything Was Forever, Until It Was No More –  ogni sistema sembra immutabile fino a quando improvvisamente non si disintegra. Non appena succede,  guardandoci dietro vediamo che la fine di tutto doveva sembrare inevitabile. Il nostro sistema – caratterizzato da una crescita economica perpetua su un pianeta che non cresce – deve inevitabilmente implodere. L’unica domanda è se la trasformazione che avverrà nel sistema sarà una trasformazione pianificata da noi o non pianificata. Il nostro compito è garantire che sia pianificata e che sia rapida. Dobbiamo concepire e costruire un nuovo sistema basato sul principio che ogni generazione, in qualsiasi posto del mondo abbia gli stessi diritti di godere la ricchezza della Natura.
Qulla che segue è la parte meno scoraggiante che ci possiamo immaginare. Come rivela la ricerca storica di Erica Chenoweth, affinché un movimento di massa pacifico abbia successo,  deve mobilitarsi solo un massimo del 3,5% della popolazione. Gli esseri umani sono dei mammiferi ultra-sociali, costantemente consapevoli in modo subliminale delle mutevoli correnti sociali. Una volta che avremo percepito che lo status quo è cambiato, improvvisamente la massa toglierà la sua fiducia allo stato di essere attuale e accetterà un altro status. Quando un 3,5% impegnato e che si fa sentire si sarà unito alla richiesta di un nuovo sistema, la valanga sociale che ne conseguirà diventerà irresistibile. Rinunciare prima di aver raggiunto questa soglia è peggio della disperazione: è disfattismo.
Oggi, Extinction Rebellion è andata in strada in tutto il mondo in difesa del nostro sistema di supporto vitale. Con una azione audace, dirompente e nonviolenta, deve costringere a far registrare la situazione ambientale sull’agenda della politica. Chi è questa gente?  Saranno “loro”, quel LORO  chi potrebbero salvarci dalla nostra follia? Il successo di questa mobilitazione dipende da noi.
Si riuscirà a raggiungerà la soglia critica solo se un numero minimo e sufficiente di noi metterà da parte la propria ignavia e la propria disperazione e si unirà a questo movimento esuberante e proliferante. E’ finito il tempo di cercare scuse. La lotta per rovesciare il sistema della negazione della vita è cominciato.

George Monbiot

Sulla pelle dei lavoratori

Nel corso degli ultimi decenni le grandi corporations hanno lentamente cannibalizzato i diritti dei lavoratori, disintegrando le organizzazioni sindacali e aumentando a dismisura i profitti a scapito di salari sempre più esigui. Non siamo noi a dirlo ma Bridgewater, uno tra i maggiori hedge fund al mondo che ora pubblica report a dir poco allarmanti.
di Gabriele Sabetta - 28 Maggio 2019  
Negli ultimi trent’anni, le grandi corporations hanno raggiunto picchi di profitto mai visti prima, mentre i lavoratori hanno sofferto una progressiva erosione dei loro diritti e retribuzioni. I campanelli d’allarme cominciano ora a risuonare anche ai vertici dell’oligarchia industriale e finanziaria, in merito alla prospettiva di un’esplosione del malessere sociale – mentre le disuguaglianze nella ripartizione della ricchezza toccano nuove vette. Nei primi mesi dell’anno, Bridgewater Associates, uno dei maggiori hedge fund al mondo, ha pubblicato due lunghi report contenenti dati e grafici di grande interesse, che illustrano la crescita esponenziale del divario sociale e nei quali si avverte dell’imminente pericolo di ribellioni che potrebbero aver luogo in condizioni di recessione.
Nel primo dei report citati, pubblicato lo scorso 7 febbraio, si discute sull’aumento dei margini di profitto negli Stati Uniti, che ha provocato un’impennata del mercato azionario; quando l’analisi viene estesa a livello globale – nel secondo report, datato 27 marzo – vediamo che molte delle forze che hanno sostenuto la dilatazione dei profitti in America hanno agito similmente nella maggior parte delle economie sviluppate.
Le grandi corporations – vi si legge –  hanno beneficiato nello stesso tempo del declino generalizzato del potere contrattuale della forza-lavoro, dell’estendersi della globalizzazione, della minore applicazione di leggi anti-trust, delle nuove tecnologie che consentono maggiori economie di scala, di minori imposte e tassi di interesse. Gli stipendi reali non hanno tenuto il passo con gli incrementi di produttività nelle principali economie a partire dagli anni ’90, consentendo alle aziende di accaparrarsi una quota sempre più ampia del valore aggiunto.La Cina è stata la principale eccezione, dal momento che si è trovata al polo opposto dell’ondata di outsourcing globale e ha visto la sua forza lavoro farsi avanti nella competizione per servire la domanda occidentale.
Un fattore chiave che ha contribuito alla riduzione del potere contrattuale della forza-lavoro in favore del capitale è stato ildecadimento delle organizzazioni sindacali, che si è intrecciato con altri fattori quali l’accesso a manodopera straniera più economica e l’avanzamento dei processi di automazione. 
Il ritmo della globalizzazione si è accelerato nel nuovo secolo, quando la Cina è entrata a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. La digitalizzazione e l’informatizzazione hanno consentito che il mondo fosse più “integrato”: man mano che i confini diventavano più porosi, le aziende trasferivano le loro produzioni all’estero, esternalizzavano una serie di attività e attingevano a nuovi mercati in rapida crescita. Ciò ha direttamente ridotto i costi del lavoro ed ha esercitato una pressione al ribasso sui salari nel mondo sviluppato.
A questo punto, l’inchiesta si indirizza alla crescita del risentimento popolare contro le forze che hanno guidato l’espansione illimitata dei profitti, alla nascita di movimenti politici di reazione contro l’aumento della disuguaglianza e alle richieste sempre più decise di un ritorno al protezionismo. Vengono segnalate alcune indagini che hanno mostrato una crescente ostilità verso la globalizzazione e un più accogliente atteggiamento nei confronti della regolamentazione governativa dei soggetti economici.
Il fulcro dell’analisi circa i mali dell’economia capitalista consiste innanzitutto nel riconoscere come fantasiosa la convinzione che i mercati possano da soli portare prosperità a tutti; improvvisamente, verso la fine degli anni ’70, i leader politici negli Stati Uniti e in tutto il mondo occidentale decisero che l’ideologia del “libero mercato” doveva essere adottata senza restrizioni, distruggendo l’ordine sociale che i loro predecessori avevano così accuratamente costruito per arginare il dominio capitalista dopo le turbolenze dei decenni precedenti. Non vi era traccia di “scienza” – economica o di altro tipo – in un tale modo di agire; solo il sinistro dispiegarsi di una cieca ideologia.
Robert Rubin, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti tra il 1995 e il 1999
Dal punto di vista del processo di accumulazione, tutte le concessioni alla classe lavoratrice – aumento dei salari e migliori condizioni di vita – rappresentano una riduzione della massa di plusvaloredisponibile al capitale per la sua espansione; ma tale era l’estensione della ricchezza nel boom economico del dopoguerra che erano possibili contestualmente sia la crescita dei tassi di profitto sia l’aumento del tenore di vita dei popoli. Un’ondata crescente sollevava tutte le barche: sembrava che le contraddizioni fondamentali del capitalismo, che avevano prodotto due guerre mondiali e la Grande Depressione nello spazio di soli tre decenni, fossero state superate per sempre. Ma l’espansione postbellica non poteva continuare indefinitamente; all’inizio degli anni ’70, i tassi di crescita iniziarono a diminuire. In sostanza, ciò significava che le concessioni fatte alla classe lavoratrice entravano in conflitto diretto con le esigenze dell’accumulazione illimitata, cioè con la forza motrice del sistema capitalista.
Di fronte a questa situazione, l’oligarchia economico-finanziaria e i suoi servitori in politica, sposando le dottrine del neo-liberismo, organizzarono una ristrutturazione dell’economia capitalista, con la demolizione di vaste aree industrializzate, la riorganizzazione della produzione globale per sfruttare manodopera a più basso costo e l’impiego di nuove tecnologie informatiche per ridurre i costi di produzione. Queste misure furono accompagnate dallo scatenamento del capitale finanziario, liberato dai vincoli che gli erano stati imposti dopo la terribile crisi del 1929; fu sotto l’amministrazione Clinton, con Robert Rubin ministro del Tesoro dopo ventisei anni in Goldman Sachs, che furono eliminate le restrizioni, abrogando il Glass-Steagall Act nel 1999, il quale aveva imposto per sessant’anni la separazione tra attività bancaria tradizionale e attività speculativa. Da allora, l’economia americana e le altre economie occidentali che si allinearono al carro non vissero più sulla crescita degli investimenti e sull’espansione dei posti di lavoro, ma sull’aumento delle rendite e della speculazione finanziaria.
In Europa, queste tendenze vennero favorite dalla firma del Trattato sull’Unione Europea nel 1992 e dal percorso di integrazione economico-monetaria dei Paesi membri dell’UE; a Paesi come l’Italia venne imposta la totale liquidazione dell’industria di Stato, un gustoso boccone per loschi parassiti, e la privatizzazione non risparmiò il sistema bancario, rimasto fino allora quasi totalmente in mani pubbliche.
Questi processi hanno raggiunto nuovi livelli nel decennio successivo al crollo del 2008, tanto che ormai i grandi mostri del sistema economico-finanziario non possono tollerare alcun ritorno a quelle che un tempo erano considerate politiche “normali”, al fine di scongiurare una nuova e ancor più devastante crisi. I dogmi di un’epoca ormai sorpassata non sono soltanto inadeguati a comprendere il mondo e a mutarlo, ma si dimostrano funzionali a dirigere e deviare i movimenti politici dai pressanti compiti che impone il presente.

lunedì 27 maggio 2019

Il grande inganno della Medicina Ufficiale

IL grande inganno della Medicina Ufficiale
Questa è la testimonianza di un medico, il Dr. Giuseppe De Pace (ortopedico ospedaliero), che dopo vent'anni di attività, ha messo in discussione la Medicina Ufficiale, chiamata allopatica, in quanto incapace di curare le malattie, affinché ci si renda conto di quale rete diabolica sia stata tesa sull'intera Umanità, già da diversi anni, attraverso le multinazionali del farmaco.,
Cari Amici, non diamo nulla per scontato, poiché proprio quando crediamo di saperne a sufficienza, scopriamo invece che non c'è limite alla malvagità del Potere Occulto che governa questo mondo...
speriamo ancora per poco!


Ecco a voi, dunque, l'articolo quanto mai illuminante, scritto dal dottor De Pace:
"Sono un chirurgo ortopedico con circa vent'anni di professione (di cui quindici in ospedale) svolti nella continua ricerca di terapie efficaci.
Ho trascorso parecchio del mio tempo studiando strategie terapeutiche e nuovi farmaci, a volte provandoli addirittura su me stesso per saggiarne l'efficacia.
Ho raggiunto degli obbiettivi di rilievo, ma la conquista più importante che ho ottenuto, è l'aver capito che la «Medicina Ufficiale» è falsa, ed è solo uno strumento di potere nelle mani delle Multinazionali della Salute.
Noi medici siamo plagiati, fin dall'inizio, dagli insegnamenti universitari che ci vengono propinati da un manipolo di "professori", il cui scopo sembra quello di lasciare gli studenti nell'ignoranza sulla vera origine delle malattie.
Molto spesso loro stessi ignorano la verità.
Alcuni di noi, tuttavia, alla fine raggiungono la Consapevolezza e allora mettono in moto grandi energie che provocano reazioni positive nel «Tutto».
Anch'io, come altri, da molto tempo mettevo in discussione la cosiddetta «medicina ufficiale» in quanto incapace di curare le malattie.
Al massimo, essa riesce a lenire i sintomi apparenti spostandoli su altri organi.
Ed è proprio su questo equivoco che si basa tutta la piramide della "medicina della malattia".
Ad esempio, se la malattia "A" ha come sintomi – x, y, z – sopprimendoli si ritiene che il paziente sia guarito.
Non interessa che, come conseguenza, si sia sviluppata la malattia "B" con i sintomi – j, k, w – in quanto avremo il farmaco per bloccare anche questi ultimi, e così via.
Non si capisce, o non si vuole capire, che la malattia "B" è solo l'espressione del blocco della malattia "A", cioè di un meccanismo di difesa dell'organismo, che cerca una nuova via per disintossicarsi.
In definitiva, come dice Tilden, le malattie non sono altro che sintomi di un'unica malattia: la tossiemia.


Ho vissuto in prima persona il dramma di un paziente bambino di undici anni,affetto da linfoma non-Hogkin.
La letteratura internazionale, in questi casi, parla di sopravvivenza pari all’80% con i nuovi protocolli chemioterapici: una notizia molto confortante anche per me, che vivevo per la prima volta da vicino questa esperienza.

L'equivoco, questa volta, si gioca sul fatto che se il paziente muore, anche dopo un solo mese, per insufficienza renale o epatica, super-infezioni e via dicendo, provocati chiaramente e palesemente dalla chemio, per la statistica non è morto di linfoma!
Ritornando al caso del bambino… questi fu sottoposto per diciotto mesi a dosi massive di chemioterapia ed irradiazioni total-body, per cui nei periodi in cui non faceva terapia, rimaneva in ospedale per curare gli effetti devastanti della chemio.
Il suo ultimo mese di vita lo ha passato paralizzato nel letto, intontito dagli stupefacenti e quasi cieco.
A cosa è servito tutto ciò?
Come si può pensare di eliminare i pidocchi da una persona dandole fuoco?
Questa triste esperienza è stata per me fondamentale e chiarificatrice, in quanto mi ha definitivamente risvegliato la Consapevolezza.
Come conseguenza – grazie anche all'aiuto delle persone dell'Associazione S.U.M.: Stati Uniti del Mondo (di cui oggi sono membro) – ho compreso che per risolvere ogni problema è necessario individuare i fattori scatenanti.
Quindi, anche per quanto riguarda le malattie, ciò che bisogna fare è risalire alle cause e agire su di esse, combattendo o correggendo i comportamenti errati che ne hanno determinato l'insorgenza.
Il concetto di "salute" quindi non è "assenza di malattia", come ritiene la Medicina Ufficiale, ma rappresenta un perfetto equilibrio tra mente e corpo ("mens sana in corpore sano").





Infatti, non ci si spiega perché un farmaco non abbia la stesso effetto su tutte le persone o una infezione non colpisca la totalità dei soggetti esposti.
Ci deve essere per forza una "variante" fondamentale!
Ultimamente ho sentito dire da alcuni (per così dire) "autorevoli colleghi" che una terapia è efficace se dà almeno il 55-60% di risultati positivi, vale a dire all'incirca la stessa percentuale che si ottiene con l'astensione dal trattamento!
Se un'auto non frena le vengono sostituiti i freni, e per tutte le vetture che hanno lo stesso problema il rimedio è lo stesso.
Se una persona ha mal di testa, invece, non è affatto detto che prendendo un antalgico possa stare meglio!

Quindi ci deve essere, necessariamente, un secondo motivo che interferisce sul processo di guarigione.
Questo motivo è la Mente!


Mentre il Corpo lo curiamo con una sana alimentazione, disintossicandolo e dandogli i supporti necessari per reagire alle aggressioni esterne (radiazioni, inquinamenti, ecc.), la Mente la preserviamo stando in pace con noi stessi e con gli altri, amando Tutto e Tutti, senza fare differenze e ponendoci veramente al posto dell'altro.
Solo dal perfetto equilibrio tra Mente e Corpo scaturisce la vera Salute.
Sono stato operato un anno fa di lobectomia tiroidea per ipertiroidismo e condannato, come d'altronde è la regola, a prendere il farmaco Eutirox a vita.
Tuttavia, nonostante seguissi scrupolosamente le indicazioni datemi, continuavo a soffrire di dolori muscolari agli arti e di astenia (considerate che avevo smesso di fumare da oltre un anno, proprio perché soffrivo di dolori agli arti).
Cambiando dentro sono cambiato fuori, ho modificato completamente la mia alimentazione abolendo la carne e gran parte delle proteine animali e immettendo sostanze basilari e non raffinate, combinando quindi bene gli alimenti.


Ho anche eliminato completamente l'Eutirox e gli altri farmaci, rivolgendomi a rimedi naturali.
Il risultato è stato la scomparsa dei dolori muscolari e la normalizzazione dei valori ematici, non solo tiroidei.
Inoltre, ho sempre sofferto di influenza e raffreddori frequenti, specie nella stagione invernale, e mi è stato sempre obbiettato che ero un soggetto "linfatico", perché nato prima del tempo e quindi senza un sistema immunitario ben sviluppato!
Ebbene, oggi non soffro più di raffreddore o influenza, anche stando a contatto con soggetti influenzati.
Non prendo più niente (…ma allora la teoria sui germi di Pasteur forse non è proprio esatta!!) e mi sento pieno di energia e vitalità.

Soffrivo anche di "verruche piane" al volto, che ho trattato con crioterapia ripetutamente senza grandi risultati.
Dopo sei mesi di "giuste abitudini alimentari" non è più presente alcuna verruca.
Perché nel popolo statunitense vi è una altissima incidenza di infarto da ipercolesterolemia, mentre nel popolo giapponese è bassissima?

Perché nei paesi più industrializzati è in crescente aumento il diabete, mentre nei cosiddetti paesi sottosviluppati è pressoché assente?
È lampante che la variabile è l'alimentazione, ma i padroni della Sanità non lo dicono, raccontandoci la favola della genetica e della predisposizione familiare!
Tutto ciò si è evidenziato anche con il fenomeno dell'immigrazione, che ha messo in luce come individui appartenenti a popolazioni non soggette a determinate malattie, tipiche invece, dei paesi industrializzati, una volta trasferitisi in quei paesi e assumendone le abitudini alimentari, abbiano incominciato ad ammalarsi.


Spero, in conclusione, che non ci siano dubbi sulla veridicità e onestà di queste mie dichiarazioni, provenienti da un intelletto estremamente razionale, che si è sempre mosso nei canoni della scienza e della ricerca.
Tutto è ulteriormente avvalorato dal fatto che – tengo a sottolinearlo – ho parecchi anni di professione alle spalle, svolti sempre attivamente, e ho raggiunto obbiettivi ragguardevoli, almeno secondo i canoni della Medicina Ufficiale.
C’è purtroppo tanta gente che non vuole cambiare le proprie abitudini sbagliate; ma ci sono fortunatamente molte altre persone che, al contrario, sono alla ricerca di qualcosa di concreto e di vero su cui basarsi e a cui riferirsi.
A costoro, noi medici "risvegliati", abbiamo il dovere di dare il nostro aiuto a percorrere la strada della Sanità e della Consapevolezza.
Giuseppe De Pace





Fonte: Fisicaquantistica.it
http://sebirblu.blogspot.it/2015/05/la-medicina-ufficiale-non-cura-le.html


http://altrarealta.blogspot.it/