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martedì 30 ottobre 2018

Parla Bifarini: “Il caso Desirée è la prova perfetta della fallita integrazione”

Continuano ad emergere particolari agghiaccianti sull’omicidio della povera Desirèe, la 16enne di Cisterna di Latina trovata morta in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo di Roma ritrovo di spacciatori. Secondo l’accusa sarebbe stata prima drogata per essere resa incosciente, poi varie volte stuprata da un branco e infine uccisa. Sotto accusa sono finiti quattro immigrati clandestini, tre dei quali già arrestati. Lo Speciale ha parlato del caso con l’economista Ilaria Bifarini, influencer su twitter, che segue da tempo anche le vicende legate ai flussi migratori e alle conseguenze che l’immigrazione comporta sulla stabilità del Paese. Al di là delle scontate polemiche politiche, cosa ci insegna davvero questa tragica vicenda che sembra fare il paio con quella di Pamela Mastropietro?

Inevitabili i paragoni fra Desiréè e Pamela, due ragazzine fragili che si sono ritrovate purtroppo preda di loschi individui che hanno approfittato della loro debolezza. Qual’é il primo commento che le viene in mente?

“Purtroppo è un copione che si ripete identico a distanza di pochi mesi. Pamela e Desiree, due ragazze giovanissime e indifese. La droga le ha portate a vedere in faccia l’inferno: stuprate e oltraggiate fino alla morte. Una brutalità inaudita, che va oltre la bestialità, c’è qualcosa di diabolico dietro delle modalità così feroci”.

C’è chi vede dietro questa e altre vicende un modus operandi tipico della cosiddetta mafia nigeriana che sta prendendo sempre più piede in Italia. Condivide? E cosa andrebbe fatto in concreto?

“Non so quanto si possa parlare effettivamente di mafia, intesa come associazione criminale organizzata e radicata sul territorio attraverso legami consolidati. Di certo sappiamo che in Nigeria la mafia è molto radicata ed è una delle più spietate al mondo. Questo ci può far supporre che tra gli immigrati nigeriani possano esserci suoi componenti, come rilevato da diverse inchieste giudiziarie, ma anche dalle presunte tecniche ‘chirurgiche’ utilizzate da Innocence Oseghale, come ritengono gli inquirenti, nel seviziare il cadavere di Pamela. Ad ogni modo, credo che si tratti in questi casi di forme di malvivenza spontanee, che hanno trovato il proprio humus in sacche di degrado e assenza di forze di sicurezza in molte città. A fare da sfondo c’è una rassegnazione e un’omertà da parte della popolazione locale, segno dello scoraggiamento verso le istituzioni e versi i valori civili e sociali. Occorre che lo Stato torni a farsi garante dei cittadini e che essi ritrovino la fiducia. E’ necessario rafforzare la presenza delle forze dell’ordine per garantire una maggiore sicurezza, soprattutto alle donne”.

Quali riflessioni apre in concreto il caso Desirée?

“Il ripetersi di questi episodi apre riflessioni da un punto di vista sociologico e antropologico, che non possono essere ignorate. In alcune realtà dell’Africa dilaniate dai conflitti bellici, lo stupro è utilizzato come arma di guerra. In Congo ad esempio solo nel 2017 sono state stuprate 15.000 donne, molte delle quali bambine. È stato riscontrato come la violenza perpetrata dei gruppi armati abbia determinato un aumento degli stupri anche tra la popolazione civile. L’abitudine agli orrori della guerra ha portato a uno sconvolgimento dei comportamenti umani che alcuni soggetti possono portarsi dietro, anche in contesti diversi. Per questo simili casi devono aprire riflessioni che vadano oltre la denuncia della cronaca”.

Se invece guardiamo questo dramma dal punto di vista delle politiche indirizzate all’accoglienza e all’integrazione, cosa ne viene fuori?

“E’ l’evidente fallimento di una politica di accoglienza illimitata portata avanti troppo a lungo, dei mancati controlli dell’immigrazione clandestina, come dimostra lo status di irregolari dei presunti assassini di Desirée. Un’immigrazione è sana e funzionale all’economia e alla convivenza sociale sia del paese di origine che di accoglienza quando è possibile attuare un’integrazione, che parta innanzitutto da un inserimento lavorativo. Importare flussi di giovani senza occupazione né prospettive, per di più clandestini, aumenta solo il livello di disoccupazione, di criminalità e di disagio sociale nel nostro Paese, senza arrecare alcun beneficio agli stessi migranti. Alla lunga ciò si ripercuote in un imbarbarimento sociale generalizzato, condizione che dobbiamo assolutamente rifuggire”.


https://www.lospecialegiornale.it/2018/10/29/desiree-parla-bifarini-il-suo-dramma-rispecchia-la-fallita-integrazione/?fbclid=IwAR09suOtU6X2JpRXngXUYN6PYmNs40fMWKIA0lUTHyd2N3KIY8e1U78soqA

Questa caso e altri simili purtroppo ci presenta l'amara realta', non ci puo' essere nessuna integrazione con personaggi simili che non oso chiamare persone questa gentaglia lontana anni luce dalla civilta', cosa volete integrare, cosa volete amare, questa gente non sono umani non hanno cuore ne' un'anima , nessun senso di colpa non sono come noi , sono sub umani non meritano un briciolo di pieta', di fronte ai deboli si sentono piu' forti e legittimati a farti fuori a colpi di machete,  PENA DI MORTE PER I COLPEVOLI DI QUESTI CRIMINI E RISPEDIAMO FUORI DAI CONFINI NAZIONALI TUTTI GLI ALTRI, NO ASSOLUTO ALL'INGRESSO DI NUOVI IMMIGRATI NIGERIANI O SENEGALESI

IV.

http://altrarealta.blogspot.it/

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