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martedì 30 ottobre 2018

EVA: una tigre di carta


Non riesco proprio a comprendere che senso abbiano le zuffe sulle “grandi vittorie” dell’Unione Europea o sulle “rovinose cadute” del governo italiano: secondo me, se si vuole ragionare in tal senso, bisogna tenere d’occhio sia il passato (ossia la Storia che ha condotto all’oggi) e sia la diplomazia, ossia i grandi e lenti movimenti delle grandi potenze. Sento parlare dell’Europa come di un consesso invincibile di finanzieri agguerriti e onnipotenti: a mio avviso, non è questa la realtà. 

In questi giorni stiamo assistendo allo stato comatoso che precede l’agonia dell’Unione Europea: il disfacimento è evidente, sin dall’incedere claudicante e assente del suo presidente, quel Jean-Claude Juncker che resse, sin dalla sua nascita, l’Eurogruppo, ossia la “associazione” dei Paesi dell’euro all’interno dell’UE. Qui è il nodo dell’involuzione terminale europea.
Osservando lo scenario dall’esterno, la vicenda italiana – se, da un lato, perde senso – dall’altro lo acquista, giacché può essere proprio il detonatore per la sua fine politica, anche se il governo, saggiamente, per adesso lo nega.
Juncker sarà l’ultimo Presidente? Può essere, perché è sotto la sua visione che è maturata la fine, sin da quando blaterava del primato dell’Economia sulla Politica per finire, malato e sconfitto, a governare un’EVA: una Entità di Vuoto Assoluto.

C’è da chiedersi il perché l’UE abbia affidato lo scettro nelle mani di un uomo evidentemente malato, e da molto tempo: Beppe Grillo (1) ha un po’ scherzato sul suo stato di salute, ma un’amica infermiera (proprio nel settore geriatrico) ha sostanzialmente confermato le ipotesi di Grillo. Un mix di farmaci ed alcol in dosi massicce, ingeriti (contemporaneamente, perché alcolizzato) poiché sofferente di qualche malattia ai nervi spinali. Una malattia non da poco – non una sciatica, tanto per capirci – ma qualcosa di più grave, una malattia probabilmente degenerativa che i medici tengono a bada con massicce dosi d’antidolorifici.
Il pover’uomo sembra Eltsin, quando – sceso dall’aereo in Germania – ballò l’inno nazionale tedesco, di fronte ad una platea di politici, militari ed autorità varie esterrefatti. Eltsin, almeno, aveva l’aria più allegra.

Da dove inizia questa storia?
In realtà, la storia dell’UE è un film in due tempi, od episodi: dapprima la fase preparatoria – che vide ben tre presidenze di Jacques Delors – fino a quella di Prodi: fu il periodo nel quale un progetto sballato fu mandato avanti ugualmente, anche se non s’era mai vista la nascita di una entità sovranazionale con poteri politici cementata soltanto da una moneta comune e, dopo l’ingresso dei Paesi dell’Est, nemmeno da quella. Pareva d’associarsi all’ARCI, oppure alla Lega Calcio dilettantistica.
Soltanto dopo, nella fase due, ci s’accorse d’aver consegnato nelle mani di “qualcuno” le proprie vite.
Cos’era successo?

Il progetto politico – per semplicità potremmo definirlo Delors/Prodi – giunse a conclusione con la presidenza Prodi: nel 2002, l’euro divenne la moneta comune. E la politica?
Quella non si era riusciti a rabberciarla in nessun modo: il Parlamento viene tuttora eletto a suffragio universale, ma non decide nulla, non si sa cosa e perché vota, in compenso i ministri sono nominati dai singoli Stati e la Banca Europea gode di ampia autonomia. A quale Nazione è correlata? Non si sa. Vi sembra che una roba del genere possa reggere a fronte degli USA, della Russia e della Cina?

Nel 2005, viene eletto per due mandati Barroso – un uomo insignificante, pronto a qualsiasi compromesso – ma, parimenti, cresce il potere dell’Eurogruppo che non è più un semplice consesso di economisti, bensì diventa il vero deus ex-machina dell’UE. L’Unione Europea abbandona i progetti di sviluppo, quasi nessuno sa che il prossimo anno, in Francia, doveva partire in via sperimentale il primo reattore a fusione e confinamento magnetico…ma la data è stata spostata al 2025, poi chissà…

L’importante è il “passaggio” di Juncker dall’Eurogruppo alla presidenza dell’UE, che ha sancito la fine del progetto europeo, poiché non s’è mai visto che una pletora di banchieri riesca a governare un continente.
La politica viene messa da parte: si distribuiscono ancora fondi per centinaia di miliardi, ma non c’è nessun progetto politico alle spalle. Solo finanziamenti a pioggia e misere alchimie finanziarie: il dramma è tutto qui.
Se n’accorge anche uno tizio che queste cose avrebbe fatto meglio a dirle anni prima, ma (colpevolmente) non le disse proprio, ossia Prodi:

È anche ora che i responsabili politici europei si rendano conto che, senza l'Italia, non vanno da nessuna parte.”
Nello stesso articolo (2) si cita Prodi: “chiede all'Europa e ai governi tedeschi di fermare la stampa tedesca e il commissario europeo al bilancio da commenti che offendono la democrazia italiana.”

E’ ovvio che perdere (dopo Brexit…) la terza economia dell’Unione è come perdere un braccio o una gamba, ma non solo: l’Italia ha una posizione geografica centrale all’interno dell’UE, è al centro del Mediterraneo, nel quale gode di una posizione strategica che nessun altro ha. Insomma, senza l’Italia l’UE porterebbe i libri in Tribunale e chiuderebbe bottega: di questo, sono arcisicuro.

Passiamo, quindi, a verificare l’operato del governo. Cosa doveva (poteva) fare?
E’ nato un governo di coalizione senza un accordo politico, bensì un contratto scritto e firmato. Un limite? Certo, ma come si poteva fare altrimenti all’indomani del 4 Marzo 2018?
Mattarella ci provò pure, e il governo Cottarelli incassò lo 0% degli appoggi parlamentari. Se qualcuno fece dei calcoli bislacchi a Bruxelles, dovette accorgersi che l’Italia non è la Grecia – sulla quale si possono anche “sperimentare” le alchimie finanziarie, tanto il popolo paga e tace: la Grecia, sola, non può che inchinarsi – mentre l’Italia non rinuncia al piccolo privilegio, se buttata (o uscita di sua volontà), di trascinarsi dietro tutto l’ambaradan europeo.

Oggi, a otto mesi dalle elezioni, gli scenari non sono cambiati: vi incanta il “successo” di Salvini? Se siete degli appassionati di sondaggi, fate un po’ il conto di quanto valeva e vale (in voti o sondaggi) il vecchio centro destra: grosso modo la stessa cifra. Nessuno, che abbia un minimo di sale in zucca, può credere d’andare ad elezioni (e poi governare) con un patrimonio del 40% dei voti. M5S e Lega sono vicini al 50%.
Questo governo, quindi, è obbligato a restare: questo non significa che sia il non plus ultra!
Al piccolo industriale del Nord non sta bene il sussidio di disoccupazione (RdC) del M5S, come all’elettore di sinistra non sta bene che in finanziaria si facciano condoni anche per chi ha portato l’azienda all’estero.
Ma – e questa è la realtà – la maggioranza degli italiani (che per qualcuno sono solo stupidi, ma ci andrei piano a dare dello stupido a milioni di persone) ha capito che altra strada non c’è. Alternative?

PD: antifascismo, accoglienza e un milione di posti di lavoro.
Berlusconi: zero tasse, ordine, legalità e un milione di posti di lavoro.
PD + Berlusconi: due milioni di posti di lavoro e un sacco di balle.

Per comprendere la faccenda, allora, dobbiamo inquadrare l’aspetto internazionale: è vero che l’Italia, per Trump, è il grimaldello per scassinare la tronfia e grossolana protervia tedesca (già vista in passato due volte), ma non ricamiamoci sopra troppo: è una faccenda secondaria nel gran gioco internazionale.

Il vero gioco è limitare l’ascesa cinese e controllare la crescita della potenza militare russa la quale, per giunta, è al centro di un’alleanza che conta più tre miliardi di persone: lo SCO, o Patto di Shangai. Le economie dello SCO, seppur meno ricche pro capite, superano già oggi in valore economico quelle occidentali. Non è certo una sfida facile per Trump, come non lo è per russi e cinesi: questa è la realtà.

Ora, di fronte a questi grandi numeri, cosa volete che contino le intemperanze dittatoriali di qualche capetto periferico del Lussemburgo, olandese o tedesco? L’importante è che l’Europa segua senza smagliature la Nato, che rimane il cane da guardia USA nel mondo (per ora). 
Cosa volete che conti la grande industria automobilistica tedesca, quando è in Cina che si vendono più auto elettriche che in ogni altro posto della Terra! Nell’ultimo anno, la Cinaha investito 21,7 miliardi di euro nella produzione di veicoli elettrici. L’Europa solo 3,2. La vendita di auto elettriche (il futuro) è oramai in Cina al 50% sul totale delle vendite: nel solo 2018, ne sono state vendute (o prenotate) 294.000! (3) (4)
Il futuro è in Oriente e, oggi, non servono nemmeno più tanto i capitali occidentali che, all’inizio della “lunga marcia capitalista” cinese, piovvero a Pechino: oggi, ne hanno in abbondanza.

La “vecchia Europa” è invecchiata non solo sotto l’aspetto demografico: non ha fatto tesoro delle, seppur ingenue, proposte che fece il presidente Wilson alla conferenza di Pace di Versailles nel 1919, un secolo fa!
Smettetela di litigare per quattro linee di confine, per le sponde di un fiume…oggi, si potrebbe parafrasare: smettetela di litigare per un 1,6 o un 2,4%! Ci perderete tutti!
Ma la vecchia Europa ha preferito vestire i panni di un’Entità di Vuoto Assoluto, piuttosto che accettare che uno dei suoi più importanti Stati membri provasse la via keynesiana, all’opposto della solita austerità “targata” Friedman & scuola di Chicago, che non ha dato risultati.

Sono d’accordo con chi sostiene che entrambe le vie sono interne al sistema capitalista e che, di conseguenza, non potranno portare a grandi novità sotto l’aspetto delle maggiori risposte ai mille dubbi dei nostri tempi: energia, ambiente, produzione, robotica, informazione, socialità…
Certo: è vero.
Rispondetemi, però, con franchezza: preso atto del livello medio dell’elettore italiano (o europeo, americano, ecc) ve la sentireste di proporgli la sequela di dubbi sopra esposti sul cosiddetto “sviluppo”?
Sono maturi i tempi per affrontare temi come la decrescita, l’economia circolare, il rapporto uomo/robot…ecc? Sono temi che possono affrontare le persone abituate al confronto, alla critica, ad dibattito: la gran maggioranza, s’accomoda di fronte al Tg1.
Ma, almeno, smetterla di litigare per decimali di bilancio a fronte di qualche miglioramento – considerando l’evidente incapacità di gestire modeste beghe fra piccole tribù che occupano questa o quella penisola europea – ci pare un obiettivo minimo, che si può raggiungere senza strapparsi i capelli. E che può essere compreso da una platea più ampia.

Sarebbe un obiettivo raggiungibile, se a livello europeo si discutesse in termini politici – come sempre è stato nelle trattative diplomatiche – invece che dissertare non di economia (l’economia politica è già scienza accettabile), bensì di bilanci, di previsioni, di “outlook” generati da soggetti privati terzi che nessuno ha nominato e che non si sa a quale titolo decidano le nostre vite.

Qualcuno ha detto che l’Europa ci ha “salvati” dal rischio di una nuova guerra europea o mondiale: non è vero.
Molto probabilmente non ci sarà nessuna guerra sul campo di battaglia, ma ciò che resterà di questa Entità di Vuoto Assoluto avvelenerà le menti ed i cuori per generazioni. Sia maledetto chi ha voluto tutto questo.


 


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