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martedì 29 ottobre 2019

Eurozona. Ancora stagnazione ad ottobre. Ma non in tutti i paesi.

Giuseppe Sandro Mela.

Unione Europea 999

«L’attività del settore privato nella zona euro ha segnato una frazionale espansione a ottobre a causa della contrazione della domanda»

«A settembre la Banca centrale europea ha tagliato i tassi sui depositi spingendoli ulteriormente in territorio negativo e ha annunciato la ripresa del programma di acquisto di obbligazioni, con durata indefinita, per ridurre i costi di finanziamento e stimolare gli investimenti e la crescita nella zona euro»

«Ma la stima preliminare del Pmi di ottobre suggerisce che tali misure devono ancora avere un effetto sulle imprese del settore privato»

«L’economia della zona euro ha inaugurato il quarto trimestre vicina alla stagnazione, con le stime flash Pmi che indicano un tasso di crescita del Pil trimestrale di poco inferiore allo 0,1%”»

«La proiezione del Pil dal Pmi è inferiore allo 0,2% previsto da un sondaggio Reuters la scorsa settimana e non lascia sperare in un’inversione di tendenza a breve»

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Sgombriamo immediatamente il campo da una grande falsità.

Questa non è una crisi mondiale, né una crisi dell’Unione Europea né dell’Eurozona: è crisi di alcuni suoi paesi.

Il pil Usa è proiettato sopra il 2%, quello cinese al 6%, quello indiano al 6.8%, quello indonesiano al 5.05%, quello della Malesia al 4.9%.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, invece, mentre la Francia ha un pil proiettato al +0.2%, la Germania allo 0%, e l’Italia al -0.1%, i paesi identitari sovranisti evidenziano ottimi pil: Polonia +4.5%, Ungheria +5.0%, Repubblica Ceka +2.8%, Slovakia +2.0%, Romania +4.4%.

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Germania, Francia ed Italia avrebbero molto da imparare, sempre che lo volessero.

In ogni caso, non possono gli altri paesi pagare le scotennate politiche economiche di quel trio.

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Reuters. 2019-10-26. Zona euro, attività settore privato ancora in stallo a ottobre – Pmi

L’attività del settore privato nella zona euro ha segnato una frazionale espansione a ottobre a causa della contrazione della domanda, secondo i dati preliminari dell’indagine congiunturale mensile che offre una lettura deludente per il presidente uscente della Banca centrale europea Mario Draghi.

A settembre la Banca centrale europea ha tagliato i tassi sui depositi spingendoli ulteriormente in territorio negativo e ha annunciato la ripresa del programma di acquisto di obbligazioni, con durata indefinita, per ridurre i costi di finanziamento e stimolare gli investimenti e la crescita nella zona euro.

Ma la stima preliminare del Pmi di ottobre suggerisce che tali misure devono ancora avere un effetto sulle imprese del settore privato.

Il Pmi composito flash di Ihs Markit, indice che coniuga manifattura e servizi visto come una spia dello stato di salute dell’economia, si attesta a 50,2 — appena sopra la lettura finale di settembre che indicava un minimo di oltre sei anni a 50,1 ma ancora pericolosamente vicino alla soglia dei 50 punti che separa la crescita dalla contrazione — e al di sotto delle aspettative emerse da un sondaggio Reuters che indicava 50,3.

“L’economia della zona euro ha inaugurato il quarto trimestre vicina alla stagnazione, con le stime flash Pmi che indicano un tasso di crescita del Pil trimestrale di poco inferiore allo 0,1%”, osserva Chris Williamson, chief business economist di Ihs Markit.

“L’indagine evidenzia che il mandato di Mario Draghi al timone della Bce termina con un Pil quasi in stallo, una crescita dell’occupazione più lenta, prezzi quasi stagnanti e un pessimismo crescente riguardo alle prospettive”.

La proiezione del Pil dal Pmi è inferiore allo 0,2% previsto da un sondaggio Reuters la scorsa settimana e non lascia sperare in un’inversione di tendenza a breve. L’indice che monitora le nuove attività è salito solo leggermente a 49,1 da 48,7, segnando il secondo mese sotto la soglia di pareggio.

Il Pmi per il settore dei servizi, dominante nel blocco, è salito a 51,8 da 51,6 di settembre, lettura più bassa dall’inizio di quest’anno, a fronte delle attese degli economisti di 51,9.

L’ottimismo tra le società di servizi è scivolato ai minimi da metà 2013. L’indice delle aspettative sulle imprese è calato a 56,5 da 58,6.

Il Pmi fotografa un mese negativo anche per la manifattura, in contrazione per il nono mese consecutivo. L’indice si è mantenuto stabile a 45,7 di settembre, un minimo di sette anni, mancando le aspettative mediane di una lettura a 46,0.

L’indice relativo alla produzione manifatturiera si è attestato a 46,2, appena al di sopra del 46,1 del mese scorso.

I risultati di ottobre sono stati deboli nonostante il calo dei prezzi per il quarto mese. L’indice dei prezzi output si è attestato a 48,9 a fronte del 48,6 di settembre.

Una stragrande maggioranza – il 95% degli economisti che hanno risposto a una domanda aggiuntiva nel sondaggio Reuters condotto la scorsa settimana – ritiene che il pacchetto di stimoli della Bce non stia contribuendo in maniera significativo a riportare l’inflazione al target del 2%.


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