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giovedì 5 settembre 2019

GOVERNO CONTE/ I veri poteri a cui risponde l’“avvocato del popolo”

Tutta da leggere l’intervista  di Il Sussidiario NEt   del  professor Alessandro Mangia, ordinario di Diritto Costituzionale alla Cattolica di  Milano.  Mette in luce come il governo Conte configuri un atto di sudditanza alla UE che lui chiama “impero”.  La Ue si può chiamare “Impero” aggiungendo però  del tipo “dispotico-ottomano”,   schiavista,  non certo austro-ungarico.  Un impero  “romano”
I due capi del nuovo governo si felicitano tra loro. 
alle prese  con una provincia ribelle adottava come soluzione concederle più autonomia, fiscale, politica e monetaria, purché continuasse a pagare  il tributo, Invece la legge annuale di stabilità, dettata direttamente  da Bruxelles, è un vero e proprio atto di colonizzazione. 
 – int. Alessandro Mangia

Conte ha sfilato il giocattolo ai 5 Stelle per aiutare i poteri esterni a tenere buona una provincia dell’Impero in cui covano germi di ribellione

(i passi essenziali)
“…ormai la Lega, pur di mettere in luce quel che è successo, cita Mortati e la presunzione di consonanza tra Parlamento e corpo elettorale.
Purtroppo, invece, è roba che è morta e sepolta da quando Mattarella ha annunciato in televisione l’esistenza di una pregiudiziale europea, per cui non può fare il ministro chi, nella sua vita precedente, abbia mai criticato l’Unione Europea. Davvero ha ragione Mario Esposito a dire che ormai l’Ue fa parte della forma di governo italiana. È che se ne sono accorti in pochi, anche se è sotto gli occhi di tutti. Bisognerà, prima o poi, fare una riflessione sul ruolo della Presidenza della Repubblica, e su cosa è diventata.
Se la sente di fare una previsione sulla durata del governo?
Guardi, la vera ragion d’essere di questo governo è anestetizzare per un po’ la situazione italiana, dopo le preoccupazioni che l’Italia aveva destato in una fase pessima per gli equilibri politici del continente. Altro che Iva da stornare e riduzione del cuneo fiscale da realizzare. Quella è roba, diciamo così, per il mercato elettorale interno.
E invece?
Finché si potrà, si cercherà di puntellare dall’esterno un governo che serve a tenere a bada una provincia dell’Impero dove covano germi di ribellione. E si sa che il partito delle molte Legion d’Onore – e cioè il Pd – è sempre disponibile per queste operazioni.
La durata di questo governo dipenderà dall’esterno, come è avvenuto per il precedente, che è caduto sulla politica estera. Kissinger vedeva nella dimensione imperiale la forma politica naturale per l’Europa. I fatti gli stanno dando ragione”.
(Continuate la lettura integrale su
E da leggere sul Giornale:

Chi è Roberto Gualtieri, l’erede di Tria all’Economia

53 anni, eurodeputato Pd da tre legislature e professore di storia contemporanea, ha ricevuto la benedizione della presidente della Bce, Christine Lagarde
Romano, classe 1966, è professore di storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci, ha intrapreso la carriera politica nei primi anni 2000. Membro della segreteria romana dei Democratici di Sinistra tra il 2001 e il 2006, nell’ottobre 2006 è stato uno dei tre relatori del convegno di Orvieto che ha dato il via alla costruzione del nuovo partito e ha successivamente fatto parte della commissione di saggi nominata da Romano Prodi che ha redatto il “manifesto” per il Partito democratico.
Autore di numerosi libri ed articoli sulla storia italiana e internazionale del XX secolo, grande esperto del processo di integrazione europea, è eurodeputato per il Pd da tre legislature. Entrato a Strasburgo nel 2009, è stato rieletto due volte. Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari dell’Europarlamento (carica assunta al secondo mandato e confermata nel 2019), da luglio è anche vicepresidente del gruppo dei socialisti e democratici….

Gualtieri, esponente “della sinistra per  i mercati”  e l’ordoliberismo, è un miscuglio di Ciampi e di Monti: e più di loro ci pelerà  degli ultimi cespiti industriali, e  dei risparmi.  Perché, come ci predicano  i tedeschi, un popolo così ricco di risparmi “deve” usarli per pagare il debito pubblico, enorme.


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