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giovedì 31 gennaio 2019

La paura uccide piu’ della malattia

Se non capiamo le immagini dell’inconscio o rifiutiamo la responsabilità morale che abbiamo nei loro confronti vivremo una vita dolorosa» C.G. Jung
La paura è una emozione importantissima che ci avverte di un pericolo.
In Natura la sua funzione è basilare perché, avvertendoci di una situazione rischiosa dà l’opportunità per sopravvivere.
Agli animali però, una volta superato il pericolo, dopo aver lottato o essere fuggiti, la paura non serve più, nell’uomo invece avviene qualcosa di paradossale. L’uomo infatti respira e trasuda paura da ogni mitocondrio cellulare 24 ore su 24.
I “pericoli” non sono le belve feroci della foresta ma semplici pensieri originati dal cervello: paura dei virus, delle malattie, anche la semplice guida dell’auto può diventare fonte di tensioni; per non parlare del lavoro, del terribile titolare, degli esami a scuola o degli esami in ospedale.
Proprio questi ultimi saranno il tema del presente lavoro.
Per il cervello umano pensare e immaginare una situazione o viverla realmente è la medesima cosa. Quindi la paura reale o immaginaria attiva nell’encefalo le aree corrispondenti all’attacco o alla fuga, con cascate ematiche di adrenalina, cortisolo, glucosio e ormoni vari, come l’antidiuretico Adh.
La paura per esistere ha bisogno di un pericolo
Negli animali la paura per esistere deve corrispondere ad un pericolo reale, altrimenti non ha senso, nell’uomo abbiamo detto che la paura può esistere anche se il pericolo è solo immaginato.
Quindi se abbiamo timore di qualcosa (inesistente) creiamo noi stessi il pericolo (reale) così da giustificare il nostro timore!
Un esempio per tutti.
La medicina si avvale di esami specifici chiamati marker tumorali, i cui valori aumentano – secondo la visione ortodossa – quando c’è un cancro. I marcatori sono parametri fissi stabiliti da qualche comitato (i cui membri sono quasi sempre collusi con le industrie del farmaco) e per la medicina allopatica indicano la presenza o meno di un tumore.
Pitagora insegnava la magia dei numeri, ma sicuramente non avrebbe mai immaginato che essi sarebbero stati usati dopo venticinque secoli per decidere la vita o la morte di milioni di persone.
Un uomo di cinquant’anni in piena salute e con la gioia di vivere, consigliato dal proprio medico di fiducia, fa l’esame del Psa. L’esito dà come valore 5 (il limite di “normalità” è 4).
Di punto in bianco la sua salute ferrea inizia a vacillare sotto i colpi del dubbio e della paura, e in men che non si dica si ritroverà a girovagare terrorizzato tra ospedali, urologi e radiologi. La sua tragedia umana finirà con un dito medio nel didietro (quando va bene), oppure con la povera prostata massacrata da decine di buchi eseguiti da un ago lungo 18 cm, usato per prelevare campioni di tessuto.
La sua esistenza è stata letteralmente sconvolta da un semplice numero!
Paradossalmente se il Psa fosse stato 3, la sua vita sarebbe continuata alla perfezione…
Quando una persona con la paura del cancro crede in tali parametri, sta letteralmente mettendo a rischio la sua stessa esistenza.
Come dimostro nel libro “La fabbrica dei malati” i marcatori sono esami fallaci che non dicono nulla e proprio per questo non dovrebbero essere mai usati come screening di massa.
Ma per il pensiero collettivo i marcatori sono affidabili.
Con questo voglio dire che se una persona ha PAURA del cancro e si sottopone agli esami di rito, potrebbe vedere i marker tumorali salire!
LA PAURA HA BISOGNO DI UN PERICOLO! 
La paura del cancro trova giustificazione quando i marker crescono…
Ora è chiaro come mai negli ultimi anni esami, screening e tutta la diagnostica per immagini sono aumentati a dismisura, non certo per prevenire i malanni, anzi, lo scopo è il contrario: più esami infatti producono più diagnosi, e quindi più malati, il tutto per la gioia delle lobbies farmaceutiche!
Non si tratta di medicina, ma di matematica e statistica: siamo nel marketing e non nella prevenzione.
Ed è per questo che i vari gruppi “panel” di esperti abbassano regolarmente i cosiddetti “valori di normalità”: colesterolo, ipertensione, trigliceridi, glicemia, psa, ecc.
Più li abbassano e più persone oggettivamente sane diventano malate. Se ci credono!
Cosa sono realmente gli esami
Gli esami ufficialmente vengono eseguiti perché “definiscono” le alterazioni (colesterolo, glicemia, ecc.) biochimiche dell’organismo, ma essendo questo un banale fotogramma, una foto istantanea di un momento, non possono dire assolutamente nulla sulle cause o sullo stato emozionale della persona.
Poi “definiscono” lo stadio della patologia, ma in quanto istantanea, non possono dire nulla anche sullo sviluppo futuro. Infine stabiliscono la prognosi e “definiscono” la terapia, che ovviamente sarà a base di farmaci tossici (una delle prime tre cause di morte al mondo).
Questo per dire che gli esami massificati NON possono prevenire alcuna “malattia”, ma semmai aiutano a trovare il malato nel sano, facendo aumentare le diagnosi.
Esami del sangue e il senso biologico di alcune “alterazioni”
In questa sede si vuole solo osservare le “alterazioni” (chiamate poi malattie) dal punto di vista del senso biologico.
Colesterolo alto
Come detto prima i “valori di normalità” per il colesterolo hanno subito infinite modifiche a ribasso. Negli anni Ottanta il colesterolo totale era considerato “normale” sotto 280 mg/dL, mentre oggi si è tra i 180 e i 190 mg/dL…
Valori a parte, il senso biologico dell’innalzamento del colesterolo risponde a precise esigenze e richieste biologiche del cervello.
Durante un forte stress, nel pieno di un conflitto, l’encefalo richiede sostanze basilari per superare la crisi, come l’ormone cortisolo (detto ormone dello stress e secreto dalle surrenali), e quindi è biologicamente sensato l’aumento del colesterolo, visto che i due sono collegati.
Una delle funzioni del colesterolo è anche quella di riparare le alterazioni dell’endotelio vascolare di coronarie e tutti i vasi arteriosi.
Per le coronarie il conflitto è legato alla “perdita di territorio”, dove nella fase attiva si ha ulcerazione dell’endotelio vascolare con lo scopo magistrale di aumentare l’afflusso vascolare al miocardio.
La lotta per la difesa del proprio territorio (lavorativo, casalingo, ecc.) è vitale in Natura e necessita di tanto sangue, ossigeno, glucosio, adrenalina, cortisolo (e quindi colesterolo)!
Una volta risolto il conflitto, l’intima delle coronarie viene riparata e interviene, tra le varie sostanze, anche il colesterolo che serve ad incollare e ridare robustezza alle arterie.
Quindi il colesterolo non è la causa delle placche e dell’arteriosclerosi, ma è solo una componente riparativa. Il suo valore non si alza a causa dell’alimentazione, ma per altri motivi, e non a caso interessa persone un po’ aggressive, ambiziose e competitive. Persone spesso abituate al comando, al dover prendere decisioni e quindi sottoposte a pressioni e tensioni durature. La competitività per esempio nell’ambito lavorativo è un buon motivo per far crescere il “pericoloso” grasso.
Le pressioni esterne possono dipendere da problemi economici, separazioni, perdita di una persona cara (che interessa sempre il territorio), attività lavorative ad alta tensione, sport molto competitivi, ecc.
In pratica dove c’è conquista e competizione, il colesterolo è alto, perché è funzionale alla situazione!
Psa alto
L’esame del Psa non è un esame qualsiasi come la glicemia o l’ipertensione, ma un vero e proprio marcatore tumorale. Quindi ogni sua variazione fa accendere l’allarme rosso al medico e al paziente!
Il Psa indica l’attività metabolica della piccola e sensibilissima ghiandola prostatica e varia moltissimo in base a condizioni soggettive come l’età, l’attività fisica e sessuale.
Esistono anche altre condizioni che influenzano negativamente il suo valore: per esempio una recente eiaculazione, una esplorazione o una ecografia rettale, l’uso prolungato della bicicletta o della moto.
Il medico non prendendo in considerazione queste condizioni quando osserva l’innalzamento del Psa, parte con approfondimenti e accertamenti invasivi (biopsie, ecc.).
Il senso biologico di qualsiasi manifestazione patologica della prostata ha a che fare con il conflitto detto del “boccone sessuale” (in senso lato). Per cui impotenza o infertilità; disfunzione erettile; sentirsi rifiutato e/o indesiderato dalla compagna; tradito o solo il sospetto di tradimento, ecc.
Tutte queste condizioni, se vissute in maniera conflittuale, possono mettere sotto pressione l’identità e l’orgoglio maschile, andando a modificare la struttura fisica dell’organo in oggetto.
Il tutto perché la prostata è la ghiandola simbolo della “potenza” maschile…
Ferritina
La ferritina è una proteina che può contenere fino a 4.500 ioni di ferro, per cui la sua funzione principale è l’immagazzinamento del prezioso metallo.
Il sangue rappresenta simbolicamente il “clan familiare”, il nucleo della propria famiglia, e non a caso si dice “sangue del mio sangue” riferendosi ai figli…
Questa proteina è presente ampiamente nel fegato, milza, midollo osseo e tessuto scheletrico.
Il livello di ferritina nel sangue permette di valutare le riserve di ferro presenti nell’organismo: il patrimonio del sangue!
Simbolicamente il ferro rappresenta la soliditàdurezzastabilità.
Quindi il senso biologico della ferritina alta ci dice che siamo in fase riparativa, cioè abbiamo risolto un conflitto di svalutazione, il cui “sentito” è per esempio: «non riuscire ad essere abbastanza solidi e inflessibili», oppure «non riuscire ad essere tutti d’un pezzo».
L’inconscio usa la metafora del ferro per comunicare al cervello e al corpo qualcosa che ha a che fare con il “duro metallo”.
Se la ferritina invece è bassa indica seria e importante svalutazione, ma in fase attiva, quindi in pieno conflitto: le riserve di ferro sono state svuotate, per cui non c’è più la capacità di resistere e/o combattere.
Conclusione
Gli esami proposti dalla medicina, con la scusa della prevenzione, sono tantissimi ma il concetto base è riuscire a comprendere il senso biologico delle alterazioni.
Va però assolutamente ricordato che un esame non è l’Oracolo di Delfi. Un freddo esame o un semplice numero nel cancro, è completamente diverso dal fatto di averlo il cancro, di viverlo!
Non esiste un solo test affidabile e perfetto nel cento per cento dei casi, e la dimostrazione sono le percentuali altissime di “falsi positivi” (l’apparecchio cioè vede qualcosa che in realtà non c’è) e di “falsi negativi” (la macchina non vede qualcosa che invece c’è).
I “valori di normalità” sono decisi a tavolino da “esperti” sulla busta paga delle case farmaceutiche, quindi in pieno conflitto d’interessi, e una serie di numeri non possono stabilire con esattezza matematica il nostro stato di salute o di malattia.
Le strumentazioni elettroniche per le misurazioni sono macchine costruite dall’uomo, per cui imperfette, con un tasso di errore intrinsecamente onnipresente. Un errore però, come spiegato prima, ha il potere di rovinare e sconvolgere la vita di una persona.
Infine ricordiamo che “LA PAURA UCCIDE PIU’ DELLA MALATTIA”.
A tal proposito da metà febbraio partirà un corso serale, organizzato dall’Associazione “Scienza e Arte della Salute” e dedicato alla “Decodifica Biologica di organi e malattie”, con l’intento di vedere le diagnosi e le malattie sotto una nuova luce, quella della consapevolezza.
Per maggiori informazioni www.artedellasalute.it

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