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martedì 18 febbraio 2020

Lavoro o caserma? L’azienda cerca ufficiali, ex e attuali, che devono “guidare e motivare” team di cento persone nei magazzini italiani.

https://comedonchisciotte.org/controinformazione/wp-content/uploads/comedonchisciotte-org-informazione-alternativa--i-frenetici-ritmi-di-lavoro-di-amazon-mettono-a-rischio-i-dipendenti-screen-shot-2019-11-27-at-10.13.41-am.png
Ufficiali militari come capi magazzino. Per i suoi centri di distribuzione e depositi di smistamento, almeno venti in tutta la Penisola, con circa 6 mila lavoratori impiegati, la filiale italiana di Amazon ha avviato una campagna di reclutamento riservata a chi abbia nel curriculum una carriera nell’esercito, in corso o pregressa.L’annuncio spiega, mutuando una frase attribuita al fondatore Jeff Bezos, come l’azienda cerchi “leader inventivi, che pensino in grande, abbiano propensione per l’azione e il servizio al cliente, caratteristiche familiari a uomini e donne che abbiano servito il loro Paese nelle forze armate”. Fra i requisiti preferenziali c’è il comando quinquennale di unità di non meno di cento individui, il che stringe il campo agli ufficiali, da capitani e tenenti in su.
Del resto, il primo degli obiettivi dei nuovi Area Manager sarà “guidare, motivare e sviluppare un team di 80-100 amazzoniani (fino a 200 durante i periodi di picco)”. L’Area Manager, in sostanza, dovrà vigilare sulla disciplina dei lavoratori. La scelta di persone abituate a comandare non può non rimandare al contesto generale in cui Amazon opera in Italia.
Libri e varie...
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Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro di oggi
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La logistica italiana, ad esempio, è oggi un settore caratterizzato da un alto livello di tensione sindacale, frutto di una terziarizzazione spinta che, in parallelo al crescere della presenza di personale extracomunitario, ha aperto la via a episodi di sfruttamento in altri ambiti dimenticati e, quindi, a forme virulente di protesta, da anni inedite nell’industria.
Le sigle autonome hanno trovato ampio spazio, con risultati di segno diverso a seconda delle vertenze, ed è indubbio che le relazioni sindacali nel settore restino problematiche. Tanto da portare lo scorso governo ad accogliere, col primo dl Sicurezza, l’invito delle organizzazioni datoriali a criminalizzare il picchettaggio, facendone ragione di espulsione per il lavoratore non europeo. L’approccio di Amazon non è nemmeno anti sindacale. Per Amazon, è proprio la funzione sindacale a non aver senso, tanto da non aver neppure un ufficio centralizzato nazionale dedicato –spiega Danilo Morini della Filt Cgil. Qualcosa in Europa sta cambiando dopo che coi colleghi francesi e spagnoli l’abbiamo costretta ad attivare un Cae (Comitato aziendale europeo, organo di informazione dei lavoratori che gli stessi possono imporre alle multinazionali operanti in Europa) e qualche apertura s’è registrata, anche se Amazon ha dato l’agibilità al confronto sindacale solo territorialmente, coi responsabili dei singoli magazzini”.
https://static.ilmanifesto.it/2019/02/amazon-antigentrification.jpg
La ricerca di Amazon di ufficiali dell’esercito, quindi, può apparire critica se legata a questo contesto, più che alle origini militari della logistica. Tanto più che l’essenzialità del background militare caratterizza gli annunci italiani e spagnoli. “Si tratta di un refuso che stiamo correggendo – replicano dalla sede milanese dell’azienda. La carriera militare è un requisito preferenziale, ma l’attenzione a questo genere di esperienza è frutto di un programma iniziato nel 2017. Amazon impiega centinaia di veterani e riservisti nei suoi uffici e magazzini in tutta Europa, un numero che continua a crescere. Sono buoni leader che hanno difficoltà a trovare delle opportunità soddisfacenti dopo aver lasciato l’esercito.
Inquadrare alla disciplina militare un plotone di facchini pare un’ottima alternativa: secondo la testimonianza di una ex ufficiale raccolta dal Fattoquotidiano, sarebbero in tanti ad aver risposto all’offerta di Amazon, tanto da creare qualche problema d’organico, soprattutto in Marina, da cui però non sono arrivate conferme.
Articolo di Andrea Moizo
Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/09/15/signorsi-amazon-assume-manager-ma-li-vuole-militari/5453612/

mercoledì 12 febbraio 2020

TECNICHE DI MANIPOLAZIONE: QUELLE USATE DA BENIGNI A SANREMO PER TENERCI MEDIOCRI E IGNORANTI

https://youtu.be/z8MgdGsUABw

Di Enrica Perucchietti


Il golpe europeo spiegato in 10 minuti da Francesco Amodeo



https://youtu.be/JyjLZLuRklM

Adriano Panzironi, un modello da seguire

Adriano Panzironi è un giornalistache è diventato famoso col suo libro “Vivere 120 anni” e grazie ad una serie di interventi televisivi, perlopiù su TV locali, dove promuove il suo stile di vita e la sua dieta, ideali per vivere bene e a lungo, idealmente – appunto 120 anni. Al di là di questo “claim” markettaro(anche se, come spiego dopo, una valida motivazione per il numero 120 ci può stare)le cose che dice sono assolutamente condivisibili: la “sua” dieta di fatto è una ripresa della paleolitica, o della Atkins, magari nelle sue varianti chetogenica. Anche la dr.ssa McBride Campbell dice cose simili con la sua dieta GAPS, quella con la quale ha curato innanzitutto il suo figlio autistico riportandolo alla normalità. Molto umilmente, per quanto riguarda la dieta, sono le stesse cose che ho indicato nel mio corso Dimagrigione, anche se lì ci sono altri elementi, a partire dalla Nuova Medicina Germanica del Dr.Hamer.
Perchè mi sono interessato ad Adriano Panzironi? Mi si è accesa una lampadina quando ho saputo, per caso, di un attacco condotto dalle Iene, programma che si atteggia a paladino dei consumatori a caccia di bufale e di truffatori. E come ha risposto il nostro? Querelandoli e chiedendo nientemeno che la chiusura del programma che, a tutti gli effetti, si configura come testata giornalistica e annovera, fra i suoi collaboratori, improvvisati investigatori senza l’iscrizione all’ordine dei giornalisti. La stessa Nadia Toffa, passata a miglior vita per un tumore a poco più di un anno dalla sua scoperta (eppure aveva dichiarato: “non fidatevi delle cure alternative! Solo chemio, radio e chirurgia funzionano veramente!”),oltretutto premiata per le sue inchieste, non mi risulta essere stata iscritta all’ordine dei giornalisti.
Evidentemente Adriano dà fastidio a molti. Evidentemente il suo non è un fenomeno passeggero. Evidentemente i risultati li sta portando, eccome. E nonostante abbiano messo in campo l’artiglieria pesante, non sono riusciti a trovare un solo elemento concreto, un appiglio per poterlo incastrare. Centinaia di migliaia di copie del libro vendute (oltre il mezzo milione pare) e circa 700.000 “seguaci“, e migliaia di casi di successo fra dimagrimento, risoluzione di vari problemi, fra ipertensione, diabete, ecc.
Si dice che gli stadi di attacco al nuovo siano:
  1. prima ti ignorano
  2. poi ti deridono
  3. poi ti attaccano
  4. alla fine vinci.
Adriano Panzironi è già al punto 3: buon segno! Fra le altre cose, ha il vantaggio di non essere medico, e, come ho scritto qui, ha la libertà che un medico non avrebbe.
-oOo-
Ma se lo cito qui non è tanto per i suo consigli dietetici che, per quanto raccomandabili e utili per migliorare la salute, non sono particolarmente nuovi (e per questo il sistema fa fatica ad attaccarlo). La cosa che più di tutto mi stupisce e mi fa ammirare quest’uomo è la calma serafica con la quale risponde agli attacchi, alle critiche, e la tenacia con la quale porta avanti il suo messaggio. Non si tratta (ne sono abbastanza certo) di semplice operazione di marketing: credo che, conscio dell’importanza di quello che dice, vada avanti per la sua strada per cambiare – in meglio – la vita delle persone che lo ascoltano.
Questo è il vero punto di profonda ammirazione e grande rispetto per quest’uomo: non alza la voce, non si scalda, ma ribatte, punto per punto, alle critiche che gli vengono mosse, non senza un certo umorismo ed ironia (“penso che diventerò ricco non tanto per la vendita dei libri o degli integratori alimentari, ma per tutte le querele che sto facendo a chi scrive falsità e calunnie su di me” ha detto in qualche occasione).
Come detto in questo post, dalla scoperta dell’importanza della vitamina C contenuta negli agrumi per evitare lo scorbuto ai marinai, alla sua effettiva introduzione, passarono circa 200 anni. Quanti morti e malati di scorbuto si sarebbero potuti evitare in quei 200 anni, se il sistema non fosse stato così rigido ad ancorato alle proprie tradizioni? Perchè, ogni volta che una nuova scoperta irrompe, il mondo accademico istituzionale oppone resistenza al cambiamento. Resistenza che cerca di zittire il fenomeno Panzironi. E lui, con la calma e la forza di chi sa di essere dalla parte della giustizia e della verità, va avanti per la sua strada: senza rabbia, senza vendetta, senza alzare la voce.
Un applauso sincero ed ammirato dal profondo del mio cuore.
-oOo-
Nota: perchè 120 è una durata di vita che potrebbe avere un senso? Ho letto da qualche parte (non ricordo dove) che tutti i mammiferi hanno una durata media di vita che è pari a 7 volte il periodo dello sviluppo. Se si considera completato lo sviluppo fisico fra i 16 e i 18 anni, la cifra di 120 ci sta tutta. Che sia un caso?
Lo “scienziato” (ma in quale università si è laureato?) Checchi Paone che nega i vantaggi di una dieta sana.

La Grande Bugia del benessere animale negli allevamenti

Non fatevi ingannare da coloro che dicono di allevare gli animali in modo etico (è solo un ossimoro): la produzione di latte uccide i vitelli ed abbrevia di moltissimo la vita della mamma mucca…

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Sempre più spesso si legge di allevamenti in cui si bada al benessere degli animali ed addirittura, che per la produzione di latte (dicono), il vitello non viene allontanato dalla mamma, permettendogli anche di fare le poppate… sì (se è vero…) ma solo finché non raggiunge il peso idoneo per essere macellato (circa 6 mesi).
Agli allevatori, piccoli o grandi che siano, non interessa il benessere animale, ma solo il guadagno che ne possono ricavaretuttavia, la Verità e le informazioni sull’ingiustizia di sfruttare ed uccidere altri esseri senzienti, stanno venendo fuori ed il forte calo delle vendite dei prodotti latteo-caseari ne è la conseguenza, ed è per questo, che tutti gli allevatori cercano di correre ai ripari, inventandosi la storiella dell’allevamento felice (pubblicità false dove si vedono gli animali felici all’aperto)… non credetegli, vi stanno ingannando!
Libri e varie...
ATTACCO ALLE MALATTIE DEL CERVELLO
Prevenire e curare con metodi naturali: sclerosi multipla, parkinson, alzheimer, miastenia gravis, sla, fibromialgia, sindrome da fatica cronica
di Paolo Giordo
QUALCUNO LO CHIAMA BENESSERE
Contro i falsi miti della felicità animale
di Marc Bekoff, Jessica Pierce
CIò CHE NON SAI SUL CIBO E CHE POTREBBE SALVARTI LA VITA
di Stefano Momentè
IL VEGANISMO NON è UNA DIETA
Una completa esplorazione dell'universo vegano ben oltre l'alimentazione
di Stefano Momentè
ANIMALI INVISIBILI
La deriva etica della nostra civiltà alimentare
di Claudio Leandri
VEGAN LIBERI TUTTI
Mangia e vivi in modo sano e naturale
di Giuseppe Coco

La Produzione di latte uccide vitelli e mucche

Spesso, chi diventa vegetariano per ragioni etiche, quindi per non uccidere animali, è convinto che la produzione di latte non comporti la morte di nessun animale.
Magari pensa che è vero che c’è dello sfruttamento dietro l’allevamento di mucche da latte, ma che il problema, allora, è cambiare i metodi di allevamento e come vengono trattati gli animali. In sostanza, non è la produzione in sé di latte (e uova, ma qui trattiamo solo la questione latte), il problema, ma il metodo. Quindi, in linea di principio, mangiare questi alimenti non è sbagliato, perché, comunque, non uccide.
https://cdn.gelestatic.it/businessinsider/it/2019/02/139-619x368.jpg
Così di solito si pensa. Va detto però che, anche fosse vero che il consumo di latte non uccide gli animali, questo ragionamento non sarebbe molto valido, perché occorre comunque dissociarsi e non contribuire allo sfruttamento, quando esiste. Purtroppo per gli animali, c’è un problema in più: non è “solo” una questione di sfruttamento, ma anhe di uccisione. Perché anche il consumo di latte implica, necessariamente, l’uccisione di animali, non degli stessi individui che producono questi “alimenti” (o almeno, non subito), ma dei loro figli, che devono morire affinché questa produzione sia possibile.
E’ matematicamente, statisticamente, economicamente impossibile produrre latte senza uccidere un altissimo numero di animali. Spieghiamo ora perché. Per cui, alla fine, chi ha scelto di essere vegetariano per non uccidere dovrebbe, per lo stesso motivo, diventare vegano.
Ci concentriamo sul fatto dell’uccisione proprio per questo: si trattasse solo di sfruttamento, uno potrebbe sempre scegliere di usare prodotti di allevamenti non intensivi (il che significherebbe comunque, se si è coerenti, limitare moltissimo il proprio consumo, renderlo minimale, perché gli allevamenti non intensivi non possono certo fornire prodotti a tutta la popolazione della Terra, nella quantità oggi considerata abituale), ma si tratta invece di morte. E, chi è vegetariano per motivi etici, è di sicuro già convinto che non sia lecito UCCIDERE gli animali.
Libri e varie...
TRITACARNE
Perché ciò che mangiamo può salvare la nostra vita. E il nostro mondo
di Giulia Innocenzi
I TACCHINI NON RINGRAZIANO
di Andrea Camilleri
QUALCUNO LO CHIAMA BENESSERE
Contro i falsi miti della felicità animale
di Marc Bekoff, Jessica Pierce
MANIFESTO ANIMALISTA
Il programma politico dei vegani
di Corine Pelluchon
LA FABBRICA DELLA CARNE
Allevamenti intensivi e sfruttamento ambientale: origini, minacce, alternative
di Ilaria Campanari
SCELTE ALIMENTARI NON AUTORIZZATE
Dai cibi di distruzione di massa a una nuova coscienza agroalimentare
di Marco Pizzuti
Perché la produzione di latte comporta l’uccisione di animali (a parte le mucche da latte stesse, a fine carriera)?
Un esempio, dal mondo reale della produzione di mozzarella di bufala, una testimonianza di prima mano (apparsa in una mailing list a diffusione pubblica):
12 marzo 2002 – Tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che “la cosa” era un bufalotto di alcuni giorni, ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all’autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo. Un bufalotto maschio, senza marca nell’orecchio, senza padrone. L’ho caricato in macchina e l’ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perché probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Si, mi è stato risposto, è l’abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata ai Carabinieri per fare la denuncia di “ritrovo”. Anche il Comandante “sapeva”: i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è “normale”, non servono, non danno latte. Si parlava di soffocarli buttando la paglia in gola..
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Con il Servizio Veterinario abbiamo fatto i calcoli: circa 15.000 bufalotti maschi all’anno “non nascono” ufficialmente. Ma devono essere nati, perché la natura procura l’equilibrio: nascono tanti maschi quante femmine. E se sono iscritti 40.000 bufali femmina devono essere minimo 15.000 i maschi che “spariscono”. Ho sentito di altri “metodi” di uccisione: la maggior parte degli allevatori semplicemente lascia morire di fame i neonati, li allontana dalla mamma subito dopo il parto e non viene più data loro attenzione. Muoiono! Basta! Ci sono quelli che li sotterrano vivi e ci sono quelli che li buttano nella fossa del letame. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa. 
Al di là dell’esempio specifico, quello che a molti sfugge è che per far produrre latte, alla mucca occorre farle partorire un vitellino. La mucca non è una macchina che produce latte senza scopo, ma è un mammifero, e come tutti i mammiferi, esseri umani compresi, produce latte solo quando mette al mondo un figlio, per nutrirlo. E poi non continua certo a produrlo per sempre: dopo un anno, non ha più latte, e per continuare a produrlo deve partorire di nuovo!
Se il vitellino è maschio non potrà vivere come “mucca da latte”, perciò vivrà qualche mese e poi verrà macellato. Anche se è femmina, potrà vivere per prendere il posto della madre, ma solo una seguirà questo destino, le altre andranno al macello coi loro fratelli.
I cuccioli vengono quindi tolti alla madre appena nati, a 1-2 giorni di vita, e la madre continuerà a piangere per mesi chiamandoli, e i piccoli vivranno la loro misera vita per 6 mesi, piangendo e chiamando la madre che non vedranno mai più e poi saranno portati al macello e uccisi. I bufaletti fanno una fine forse peggiore (o forse no, è difficile scegliere tra due tipi di morte): come già detto, vengono ammazzati, o lasciati morire, appena nati. I vitellini invece vengono abitualmente mangiati, perciò vivono qualche mese per mettere su carne (6 mesi, di solito).
Non è pensabile che possano essere mantenuti “a sbafo” animali improduttivi (i maschi, e le femmine in più). Anche nei piccoli allevamenti. Significherebbe far crescere i costi in maniera enorme. E se mai gli allevatori e i consumatori diventassero tanto sensibili al benessere degli animali, da consentire ai maschi di vivere (ma dove mai li metterebbero?) sarebbe più probabile arrivare alla fine alla rinuncia di quella piccolissima quantità di prodotti animali che allevamenti di questo genere consentirebbero di ottenere?
Le mucche stesse, dopo 5-6 anni, vengono portate al macello, ridotte ormai in condizioni così estreme dallo sfruttamento, da non potersi più reggere in piedi da sole. Non esiste un latte “senza crudeltà”, per produrlo vengono sempre e comunque uccisi e fatti soffrire tanti animali: le mucche e i figli che queste sono costrette a partorire.
Rivisto da Conoscenzealconfine.it